La Chiesa carismatica e il padre Émilien
«Vi sono, certo, diversità di doni spirituali, ma è lo stesso Spirito: diversità di ministeri, ma è lo stesso Signore, diversità di operazioni, ma è lo stesso Dio che opera tutto in tutti. A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data in vista del bene comune. A uno è dato dallo Spirito un discorso di sapienza; a un altro un discorso di scienza, secondo lo stesso Spirito; a un altro la fede nello stesso Spirito; a un altro i doni delle guarigioni nell'unico Spirito; a un altro la potenza di operare miracoli; a un altro la profezia; a un altro il discernimento degli spiriti; a un altro la diversità delle lingue; a un altro il dono di interpretarle. Ma tutto questo è l'unico e medesimo Spirito che l'opera, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come egli vuole.» 1 Cor 12, 4-11
Il Padre Émilien, questo leader carismatico internazionale, ha vissuto in complementarità la dimensione della Chiesa carismatica. Ben integrato nella Chiesa gerarchica da anni, ha partecipato alla costruzione della Chiesa come missionario e, in modo più attivo, come superiore della comunità dei Missionari del Sacro Cuore. È stato l'iniziatore di progetti di chiesa: il centro vocazionale, la casa provinciale a Los Prados, e ha partecipato anche all'animazione di movimenti, il Cursillo, l'associazione del Sacro Cuore e della famiglia, prima del 1973.
Dopo il 1973, nel rispetto delle autorità della sua comunità e delle chiese diocesane, ha insegnato nel paese e nel mondo. Ha inoltre suscitato diverse case di preghiera e scuole di evangelizzazione, rispondendo a un bisogno del popolo di Dio. La sua esperienza di malattia a 45 anni l'ha portato su un cammino nuovo, scoprendo un'altra faccia della Chiesa, la Chiesa carismatica, esercitando il carisma della guarigione, della profezia, della parola di scienza e altri in un ministero di predicazione. Diceva inoltre della parola di scienza che essa era spesso più edificante della guarigione stessa della persona; perché sorprendeva annunciando l'agire del Signore nell'assemblea, con dettagli sulla malattia e precisazioni sulla persona, che ben spesso erano conosciuti solo dalla persona stessa e dal suo entourage.
Nel giugno 1974, al primo congresso carismatico francofono, all'Università Laval, ho partecipato con altri a un'esperienza di questa dimensione della Chiesa, in qualità di testimone. Il Padre Émilien teneva due laboratori sulla fede e i segni che l'accompagnano; testimoniando dapprima la sua esperienza di guarigione, dopo la venuta di 5 persone che gli avevano imposto le mani, all'ospedale Laval di Québec. Ricordava inoltre diverse manifestazioni di fede avvenute per intercessione dei santi e quelle accadute soprattutto in luoghi di pellegrinaggio riconosciuti.
Al primo laboratorio del mattino, il Padre Émilien, terminando il suo insegnamento sui segni carismatici nella Chiesa, chiese se vi fossero domande e commenti. Nell'assemblea si trovava un medico, per non nominarlo, il dottor Cormier; diceva che erano ben belle le guarigioni e i miracoli, e ricordava che la Chiesa stessa aveva regole severe e selettive sul riconoscimento delle guarigioni o dei miracoli. Il Padre Émilien cercava di rispondere come meglio poteva, precisando che in molti casi non era sempre evidente e dimostrabile.
Durante questa discussione, una signora nella sala, in sedia a rotelle, si alzò e avanzò bruscamente davanti alla sala. Raccontò brevemente ciò che le stava accadendo. Disse che si chiamava Hélène Lacroix, che veniva da Trois-Rivières, che era entrata con difficoltà nella sala e che ora, dopo aver trascorso 6 anni in sedia a rotelle, poteva di nuovo camminare. Il Padre Émilien aggiunse che il Signore era venuto incontro alla nostra debolezza. Il medico si gettò in ginocchio rendendo grazie, e questo avvenimento ebbe un effetto dinamico su tutto il congresso e sui gruppi di preghiera.
Questo segno messianico e molti altri sono, nella Chiesa, strumenti per l'edificazione della Chiesa e la crescita della fede.
«La grazia è prima e principalmente il dono dello Spirito che ci giustifica e ci santifica. Ma la grazia comprende anche i doni che lo Spirito ci accorda per associarci alla sua opera, per renderci capaci di collaborare alla salvezza degli altri e alla crescita del Corpo di Cristo, la Chiesa. Sono le grazie sacramentali, doni propri dei diversi sacramenti. Sono inoltre le grazie speciali chiamate anche carismi, secondo il termine greco usato da San Paolo e che significa favore, dono gratuito, beneficio. Qualunque sia il loro carattere, a volte straordinario, come il dono dei miracoli o delle lingue, i carismi sono ordinati alla grazia santificante e hanno per fine il bene comune della Chiesa. Sono al servizio della carità che edifica la Chiesa.» La vocazione dell'uomo: La vita nello Spirito (2003). Estratto: Catechismo della Chiesa Cattolica, CECC 1993, p. 415.
La sua guarigione nel 1973 gli ha dato un secondo respiro alla sua predicazione e al suo impegno nell'evangelizzazione, prima nella Repubblica Dominicana, il suo paese di adozione, e poi nel mondo. L'esercizio dei carismi ha portato una dimensione nuova nella sua vita di sacerdote e di religioso. Ciò che sembrava presente negli Atti degli apostoli e nei luoghi di pellegrinaggio, i carismi, diventavano una forza agente in nome di Gesù, al servizio delle comunità. Io stesso ne fui testimone nella mia parrocchia natale, che è la parrocchia natale del Padre Émilien, nel luglio 1993 nella chiesa di Saint-Zacharie de Beauce.
Ecco una testimonianza raccontata da un giornalista di un giornale locale che cito: «Un errore gratificante».
Gérard Duquet si era recato in chiesa per chiedere al Signore di abbreviare le sue sofferenze, ed ne è uscito guarito. Accadde il 5 luglio 1993, nella chiesa di Saint-Zacharie. È la storia, per lo meno sorprendente, che ci è stata raccontata dal diretto interessato. Ex-sindaco di Saint-Côme, il signor Duquet ha voluto raccontarci la sua esperienza poco comune. Aveva avuto un incidente all'età di 22 anni, che gli aveva lasciato un problema alla colonna vertebrale. «Faceva male, ma era sopportabile», spiega. Ma è all'inizio degli anni '90 che le cose si sono guastate. L'artrosi lo faceva soffrire sempre di più, e la situazione peggiorava di continuo. Dopo 18 mesi di questo regime, soffriva e aveva difficoltà a muoversi, nonostante le 16 pillole di cortisone che prendeva ogni giorno.
Il suo medico di famiglia aveva segnalato il suo caso al CHUL, ma senza successo. «Mi hanno detto: "Non possiamo fare nulla per te. Se hai piaceri da concederti, è il momento"», afferma il signor Duquet. Quando chiese se si trattasse di un cancro, gli risposero «Non ancora». Promise alla Vergine, alla quale dedicava una devozione di lunga data, di erigerle una statua se fosse guarito. Molti mesi più tardi, il 4 luglio 1993, il signor Duquet, nonostante il suo male, si reca alla messa anniversaria del fratello, a Saint-Zacharie. Vi sente che la messa del giorno dopo sarà celebrata dall'abate Émile Tardif, proprio colui che aveva celebrato il matrimonio del signor Duquet. Decide di ritornarvi il giorno dopo. «Non ne potevo più! Volevo chiedergli di pregare perché le mie sofferenze cessassero», afferma l'uomo, che desiderava morire la sera stessa.
Quale non fu la sua sorpresa nel constatare che non si trattava dell'abate Émile Tardif (morto da diversi anni), ma proprio di Émilien Tardif, un sacerdote che opera negli ambienti carismatici. Poco entusiasta di questa idea, decide comunque di restare dicendo tra sé: «È cattolico, non c'è niente di strano». Quando il Padre Tardif cominciò a parlare «in lingue» e ad annunciare segni di guarigioni, il signor Duquet fu molto sorpreso di capirne qualcosa. «Diceva tutto ciò che c'era nel mio fascicolo al CHUL», afferma il beauceronne.
Rivolgendosi ai 400 fedeli presenti, il sacerdote chiese poi alla «persona che soffre di un cancro di artrosi» di manifestarsi se si sentisse sollevata. Poco dopo fu più preciso dicendo che una persona presente soffriva di una deviazione della colonna e che era guarita all'istante. Il signor Duquet sentì allora un calore nella schiena, ma sul momento credette di morire, come aveva chiesto. A richiesta del sacerdote, uscì dal banco e si piegò per toccare il suolo con le mani. Un gesto che non riusciva a compiere dall'età di 22 anni.
«Non sapevo più se stavo impazzendo o cosa stesse accadendo», ricorda il signor Duquet, che afferma che da allora non ha più sentito dolore, e questo senza prendere farmaci.
È nei mesi successivi che ha eretto davanti a casa sua (motel La Truite) una statua della Vergine e una grotta. «Prima non riuscivo più a muovermi e ora lavoravo con pietre di 200 libbre». Il suo vicino Henri Brochu ha notato anch'esso un cambiamento radicale nel suo comportamento. «È come il giorno e la notte; prima faceva fatica a camminare», ci ha affermato. Al CHUL, dove non ha raccontato nulla della sua esperienza, il signor Duquet ha causato un certo trambusto quando è tornato a farsi esaminare.
«O è successo qualcosa, oppure abbiamo semplicemente confuso i fascicoli, perché l'uomo che abbiamo davanti e il fascicolo non corrispondono», gli avrebbero detto. «Per capire ciò che mi è accaduto!», ha cominciato a partecipare alle attività dei carismatici, dove a volte dà testimonianze. «Racconto ciò che è accaduto, dico la verità», sostiene l'uomo, che all'inizio esitava a parlare pubblicamente, per timore che tutto ciò fosse solo un miraggio. Maria, grazie per questo errore gratificante! Articolo di Jacques Légaré, giornalista dell'Éclaireur Progrès.
Il Padre Émilien è stato portatore della missione di evangelizzazione e ha risposto all'appello del Vangelo: «Andate in tutto il mondo, annunciate la Buona Novella ai poveri e guarite i malati...» Il suo ministero si svolgeva in collaborazione con la Chiesa gerarchica e con un dinamismo carismatico missionario. Ha saputo integrare queste due dimensioni della Chiesa, Chiesa gerarchica e Chiesa carismatica. Continua in cielo a pregare per i malati e a esercitare i doni del Signore.
Buon Padre Tardif, pregate con noi!
Yves Rancourt, sacerdote
2 febbraio 2008
Festa della presentazione di Gesù al Tempio.