Parte A
Gesù ha fatto di me un testimone
Padre Émilien Tardif, José H. Prado Flores
ÉDITIONS INTER ÉDITIONS CAHIERS DU RENOUVEAU 450 est, rue Sherbrooke 31, rue de l'Abbé-Grégoire Montréal Paris 75006 imprimatur Nicolas de Jesus Lòpez Arcivescovo di Santo Domingo Repubblica Dominicana 30 — V — 1984 Cum permissu Superiorum: Dario Taveras, Provinciale M.S.C. Copertina Maquette: Réalisations de Palma Fotografia: Mia et Klaus Distribuzione canadese: QUÉBEC LIVRES 4435, boul. des Grandes Prairies Montréal (Québec) (514) 327-6900 Distribuzione europea: ÉDITIONS CAHIERS DU RENOUVEAU 31, rue de l'Abbé-Grégoire Paris 75006 Tutti i diritti di riproduzione, traduzione e adattamento riservati per tutti i paesi, senza il permesso scritto dell'autore. 1984 Éditions Inter Enr. Deposito legale: 4° trimestre 1984 Biblioteca nazionale del Québec Stampato in Canada
PRESENTAZIONE
I Tubercolosi polmonare
II - Nagua e Pimentel
A. Nagua
B. Pimentel
a) Primo incontro
b) Secondo incontro
c) Terzo incontro
d) Quarto incontro
e) Quinto incontro
f) Domenica delle Palme
g) La Settimana Santa
III - Gesù è vivo
IV - Parola di scienza
V - La guarigione
A. Malattia del corpo e guarigione fisica
a) Gesù
b) La Chiesa
c) I Segni
d) Miracoli e guarigioni
e) Preghiera per i malati
B. Malattia del cuore e guarigione interiore
a) Radice del problema
Preghiera di guarigione dei ricordi
b) Preghiera
1) Nel nome di Gesù
2) Per il sangue dell'agnello
3) Per le piaghe di Gesù
4) Pregare in lingue
5) Intercessione di Maria
C. Malattia dello spirito e riconciliazione
D. Convalescenza
a) La vita sacramentale
b) La preghiera
c) La lettura della Parola
d) La comunità
e) Il servizio
VI - La liberazione
A. L'oppressione
B. L'ossessione
a) La preghiera di liberazione
b) Auto-liberazione
C. La possessione
VII - Aiuti per la guarigione
A. Evangelizzazione
B. Fede e attesa
C. Pentimento
D. Perdono
E. Preghiera in comunità
F. Preghiera del malato
G. Intercessione di Maria
H. Abbandono
I. Preghiera in lingue
J. Rinuncia a Satana
VIII - Cinque lettere
IX - L'ultimo viaggio
I TUBERCOLOSI
POLMONARE
Il padre Émilien Tardif
Nel 1973 ero provinciale della mia Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore, in Repubblica Dominicana. Avevo lavorato molto, abusando della mia salute, durante i sedici anni della mia missione nel paese. Passavo allora molto tempo in compiti materiali, costruendo cappelle, seminari, centri di promozione umana, di catechesi, ecc. Cercavo sempre denaro per edificare case e per nutrire i nostri seminaristi. Il Signore mi ha permesso di vivere tutto questo attivismo e, a causa dell'eccesso di lavoro, mi ammalai.
Il 14 giugno di quell'anno 1973, durante un'assemblea del Movimento familiare cristiano, mi sentii male, molto male. Si dovette trasportarmi immediatamente al Centro Medico Nazionale. Stavo così male che non pensavo di poter passare la notte. Credetti davvero che sarei morto molto presto. Avevo meditato molto spesso sulla morte, ma non ne avevo mai fatto esperienza e, questa volta, la feci e non mi piacque. I medici mi fecero analisi molto precise, individuando una tubercolosi polmonare acuta.
Vedendo che stavo così male, pensai di tornare a Québec in Canada, il mio paese, dove vive la mia famiglia. Ma ero allora così debole che non potevo farlo. Dovetti attendere quindici giorni e prendere un trattamento con ricostituenti per fare il viaggio. In Canada mi fecero entrare in un centro medico specializzato dove i medici mi riesaminarono per verificare la natura della malattia. Il mese di luglio passò tra analisi, biopsie, radiografie, ecc. Tutto ciò confermò scientificamente che la tubercolosi polmonare acuta aveva prodotto gravi lesioni in entrambi i polmoni.
Per darmi un po' di coraggio, mi dissero che, forse, dopo un anno di trattamento e di riposo, avrei potuto tornare a casa. Un giorno ricevetti due visite molto particolari. Dapprima venne il sacerdote che dirige la Rivista R.N.D. (Revue Notre Dame). Mi chiese il permesso di fotografarmi per fare un articolo intitolato «Come vivere con la propria malattia». Non aveva ancora preso congedo, che entrarono cinque laiche di un gruppo di preghiera del Rinnovamento Carismatico.
In Repubblica Dominicana mi ero molto preso gioco del Rinnovamento, affermando che l'America Latina non aveva bisogno del Dono delle Lingue ma di promozione umana, ed ecco che venivano a pregare in modo disinteressato per me. Erano due punti di vista totalmente differenti: il primo, per farmi accettare la mia malattia; il secondo per la mia guarigione. In quanto sacerdote missionario, pensai che non fosse molto edificante rifiutare la loro preghiera. Ma, sinceramente, la accettavo più per educazione che per convinzione. Non credevo che una semplice preghiera potesse ottenere la salute.
Essi mi dissero molto convinti: — «Noi faremo ciò che dice il Vangelo: "Imporranno le mani ai malati e questi saranno guariti." Dunque pregheremo e il Signore ti guarirà.» Subito si avvicinarono molto vicino alla sedia dove ero seduto e mi imposero le mani. Io non avevo mai visto nulla di simile e la cosa mi dispiacque. Mi sentivo ridicolo sotto le loro mani ed ero infastidito perché la gente che passava nel corridoio ci vedeva attraverso la porta rimasta aperta.
Allora interruppi la preghiera e proposi loro: — «Se volete, chiudiamo la porta» — «Sì, padre, perché no, risposero.» Chiusero la porta, ma Gesù era già entrato. Durante la preghiera sentii un forte calore nei polmoni. Pensai che fosse una nuova crisi di tubercolosi e che sarei morto. Ma era il calore dell'amore di Gesù che stava toccandomi e guarendo i miei polmoni malati. Durante la preghiera ci fu una profezia.
Il Signore mi diceva: «Farò di te un testimone del mio amore.» Gesù Vivo stava dando la vita, non solo ai miei polmoni ma anche al mio sacerdozio, a tutto il mio essere. Tre o quattro giorni dopo mi sentivo perfettamente bene. Avevo buon appetito, dormivo bene e non avevo alcun dolore. I medici erano pronti a cominciare subito il trattamento. Tuttavia nessun medicamento corrispondeva alla malattia che avevano individuata. Allora fecero venire iniezioni speciali, fatte per le persone che non hanno un organismo normale, ma non ci fu alcuna reazione.
Mi sentivo bene e volevo tornare a casa, ma fui obbligato a restare in ospedale perché i medici potessero cercare dovunque la tubercolosi che era loro sfuggita e che non riuscivano a trovare. Alla fine del mese, dopo numerose analisi, il medico capo mi disse: «Padre, andate a casa vostra. Siete perfettamente guarito, ma ciò va contro tutte le nostre teorie mediche. Non sappiamo cosa sia successo.» Poi, alzando le spalle, aggiunse: — «Padre, siete un caso unico in questo ospedale.» — «Anche nella mia Congregazione, gli risposi ridendo.»
Uscii dall'ospedale senza ricetta, senza medicine, né iniezioni. Tornai a casa e pesavo 50 chili. L'ospedale che doveva guarirmi dalla tubercolosi mi faceva morire di fame.
Quindici giorni dopo uscì il numero 8 della Rivista R.N.D. A pagina 5 c'era la mia foto in ospedale; ero seduto sulla famosa sedia con le sonde, un viso triste e uno sguardo pensieroso. In basso sulla foto era scritto: «Il malato deve imparare a vivere con la propria malattia, abituarsi alle allusioni velate, alle domande indiscrete... e agli amici che non lo guarderanno più allo stesso modo.» Ma la mia salute rese il loro numero caduco. Il Signore mi aveva guarito.
Certo, la mia fede era molto piccola, forse aveva la grandezza di un granello di senape, ma Dio era così grande che non aveva considerato la mia piccolezza. Così è il nostro Dio. Se dipendesse da noi, non sarebbe Dio. In questo modo ricevetti nella mia carne il primo insegnamento fondamentale per il ministero di guarigione: il Signore ci guarisce con la fede che abbiamo. Non ci chiede di più. Soltanto questo. Il 15 settembre assistetti alla prima assemblea di preghiera carismatica della mia vita.
Non sapevo cosa fosse, ma ci andai perché ero stato guarito e le persone che avevano pregato per me mi avevano chiesto di dare testimonianza della mia guarigione. In quel mese di settembre cominciavo a lavorare un po' e scrissi al mio Superiore di darmi il permesso di passare quell'anno che avrei dovuto vivere in ospedale a studiare il Rinnovamento Carismatico in Canada e negli Stati Uniti. Mi diede il permesso e mi recai ai centri più importanti di Québec, Pittsburg, Notre-Dame e dell'Arizona.
Ricordo un giorno in cui ero a Los Angeles, mentre celebravo la messa con mia nipote e un amico. Dopo la lettura del Vangelo in francese, volli commentarlo, ma accadde qualcosa di molto strano. Sentii che la mia guancia si intorpidiva e cominciai a dire parole che non capivo. Non era né francese, né inglese, né spagnolo. Quando ciò si fermò, esclamai con sorpresa: «Non ditemi che riceverò il dono delle lingue.»
— «Eppure è proprio così, zio, rispose mia nipote, parlavi in lingue.» Mi ero tanto preso gioco del dono delle lingue, ebbene, il Signore me lo offrì proprio nel momento in cui stavo per predicare. È così che scoprii questo bellissimo dono del Signore.
II
NAGUA E PIMENTEL
A. Nagua
Dopo quell'anno che avrei dovuto passare in ospedale, tornai in Repubblica Dominicana. Il mio superiore mi inviò in una parrocchia della città di Nagua. Al mio arrivo convocai una quarantina di persone per dare loro testimonianza della mia guarigione. Ricordo che allora invitai i malati a venire avanti perché si pregasse per loro. Con mia grande sorpresa, c'erano più malati che persone sane. Quella notte il Signore guarì due malati. L'assemblea esplose di gioia e le persone che erano state guarite rendevano testimonianza ovunque.
Così, umilmente, cominciò una storia che non pensavamo potesse essere tanto meravigliosa. Per le guarigioni che il Signore operava, il nostro gruppo somigliava al Banchetto del Regno dei Cieli: gli invitati erano gli zoppi, i sordi, i muti e i poveri. Ogni settimana il Signore guariva dei malati. In agosto guarì Sarah che aveva un cancro all'utero. Era condannata ed era uscita dall'ospedale per andare a morire a casa. La portarono all'incontro e durante la preghiera per i malati sentì un profondo calore al ventre e cominciò a piangere.
Poco a poco si rese conto che la malattia spariva. Quindici giorni dopo era completamente guarita e tornò al gruppo di preghiera portando in mano il suo sudario: i vestiti che i suoi figli le avevano comprato per il suo funerale. La gente veniva numerosa. Tutti cantavano con gioia e lodavano Dio spontaneamente. Davanti alle guarigioni e ai prodigi scoppiavano in singhiozzi, erano lacrime di felicità, e raccontavano a tutti ciò che accadeva nella parrocchia.
Dopo questi incontri tanto felici e belli, alcuni sacerdoti cominciarono a dire sarcasticamente: «il padre Émilien è stato guarito dalla tubercolosi ma è malato di testa.» Poiché pregavo in lingue e credevo nel potere di guarigione del Cristo, affermavano che ero impazzito. Il Signore ci disse attraverso una profezia: Io lavoro nella pace. Vi do la mia pace. Siate messaggeri di pace. Comincio a spargere il mio Spirito su di voi. È un fuoco divorante che invaderà tutta la città.
Aprite gli occhi, poiché vedrete segni e prodigi che molti hanno desiderato vedere ma non hanno visto. Sono io che ve lo dico e che lo farò.
Eravamo sicuri di trovarci davanti all'opera del Signore. I miracoli furono sempre così numerosi che non potevo contarli. Coppie che vivevano in concubinato si sposarono, dei giovani furono liberati dalla droga e dall'alcolismo. Era la pesca miracolosa. Dopo aver a lungo lanciato l'amo, il Signore riempiva talmente le reti che immaginavo quasi che la barca stesse per affondare. Gesù stava liberando il suo popolo dalle catene della schiavitù. I giovani che non si interessavano più alla Chiesa né alla fede cominciarono a vivere e a proclamare che Gesù era il loro liberatore.
In un ritiro parrocchiale annunciavamo Gesù e poi abbiamo pregato per la salute dei malati durante l'Eucaristia. La prima parola di scienza che ebbi fu: «C'è qui una donna che sta guarendo da un cancro. Sente un forte calore al ventre.» Continuavo a pregare, ci furono altre parole di scienza che furono confermate dalle testimonianze. Tuttavia nessuno rispose alla prima parola. Il giorno dopo, una signora, davanti al microfono, disse a tutti: Forse sarete sorpresi di vedermi qui.
Sono una peccatrice, una donna pubblica, sono molti anni che mi prostituisco. Ieri sono venuta alla messa di guarigione, ma a causa della mia vita ho provato vergogna a entrare e sono rimasta un po' in disparte, dietro la palizzata. Avevo un cancro.
Ho avuto due operazioni che non hanno fermato il male, ma quando il sacerdote ha detto che una persona stava guarendo dal cancro, ho sentito che quella ero io. Il Signore l'ha guarita non solo dal cancro del suo corpo ma anche da quello della sua anima. Si pentì e fece la comunione il giorno dopo. Quando la vidi comunicarsi con tanta gioia e con tali lacrime di felicità sul viso, mi ricordai del ritorno del figliol prodigo che mangia il vitello grasso che suo padre aveva fatto uccidere. Ella riceveva l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, purificando la sua anima e cambiando vita.
Tornò al bordello per testimoniare davanti alle sue compagne con le lacrime agli occhi: Non vengo a dirvi di abbandonare questa vita. Voglio soltanto parlarvi del mio amico Gesù che mi ha riscattata e ha cambiato la mia vita. Raccontò loro la sua guarigione e la sua conversione. Poi chiese il permesso di fare un gruppo di preghiera nel bordello e tutti i lunedì vi si chiudevano le porte al peccato e si aprivano al Cuore di Gesù. C'erano la Preghiera, la Lettura della Parola e i canti. Il Signore non finì lì la sua opera. Un anno dopo fu organizzato un ritiro per 47 prostitute della città.
È lì che ho visto agire con la più grande potenza la misericordia di Dio. Ci fu pentimento, conversione e confessione: 27 abbandonarono la loro vecchia vita e, secondo informazioni recenti, 21 hanno perseverato nella via del Signore. Alcune sono diventate anche catechiste, altre animano gruppi di preghiera, testimoniando che l'amore misericordioso di Dio le ha trasformate. Delle 21 case chiuse di via Mariano Pérez, sono rimaste solo 4. Membri dello stesso gruppo di preghiera vi si sono recati e il Signore li ha trasformati.
Bisogna ricordare qui il caso di un'altra di queste donne delle quali Gesù disse che sarebbero entrate nel Regno dei Cieli prima degli scribi e dei farisei. Diane fu toccata dall'amore di Dio e si diede al Signore. Tuttavia la sua guarigione fu lenta e dolorosa. Ebbe persino una ricaduta a causa di problemi economici. Quando si era allontanata dal Signore, egli le parlò e le disse: Diane, chi mi segue cammina nella luce e non manca di nulla. Si pentì e tornò al Signore.
Divenne anche catechista e oggi rende testimonianza con forza nei ritiri della misericordia del Signore. Fa parte di un gruppo di Evangelizzazione e molti sacerdoti vorrebbero il potere che lei ha per proclamare la vita nuova in Cristo Gesù. Secondo statistiche ufficiali, a Nagua c'erano 500 bordelli. Più dell'80% chiuse le proprie porte. Non tutte le donne si sono convertite, ma tutte sono state raggiunte dal messaggio di Gesù Vivo. Molte di queste case che erano al servizio del peccato e dell'egoismo sono diventate case di gruppi di preghiera.
Il cambiamento fu così netto che si disse persino: Nagua era la città della prostituzione, ma ora è la città della preghiera. Oggi non c'è via a Nagua che non abbia il suo gruppo di preghiera. Sono gruppi che evangelizzano, annunciano e portano le persone a un incontro personale con Gesù Vivo. Il caso di Nagua ci dà un'idea di ciò che sono oggi i carismi di evangelizzazione. Non sono ornamenti accidentali ma veicoli di evangelizzazione. C'è molta gente che rifiuta i carismi dicendo che non hanno importanza.
Ricordo loro semplicemente che Nagua fu scossa dal Vangelo e perse la sua reputazione di «Città della prostituzione» grazie a un ritiro di prostitute. Questo ritiro è stato condotto a buon fine grazie a una donna che, come Maria Maddalena, ha seguito Gesù e ha poi reso testimonianza. Perché? Perché fu guarita da un cancro. Una povera guarigione fisica ha comportato una trasformazione sociale. È così che si instaura il Regno di Dio, attraverso avvenimenti tanto piccoli e semplici, come granelli di senape che, germogliando, danno frutti abbondanti.
Chi siamo noi, uomini, per disprezzare le vie di Dio?
B. Pimentel
Ero felice a Nagua lavorando con i gruppi di preghiera, ma lo Spirito Santo mi aveva preparato una grande sorpresa. In verità, le vie di Dio sono differenti dalle nostre (Is 55,8) ma molto migliori di tutto ciò che potremmo chiedere o immaginare (Efesini 3,20). Il padre Provinciale mi chiese di sostituire momentaneamente un sacerdote che partiva in vacanza. Sinceramente avevo molto dispiacere a lasciare Nagua. Vogliamo sempre metterci al sicuro con ciò che abbiamo, ed è questo che nuoce molto alle sorprese dello Spirito.
La vita nello Spirito è una vita di spoglio, consiste nel non fare proprie le cose di Dio, nemmeno ciò che chiamiamo «il nostro ministero». Siamo chiamati a essere eterni pellegrini che vivono sotto tende provvisorie, sempre pronti al viaggio senza biglietto di ritorno. È che quando non possediamo nulla, siamo capaci di avere tutto. Il 10 giugno 1975 arrivai alla mia nuova destinazione: Pimentel è un villaggio simpatico, situato al centro del paese e incorniciato da una pianura fertile, ricca di riso, patate, cacao e arance, grazie alle acque del fiume Cuaba.
Il villaggio è attraversato solo da una via non lastricata per la quale passano asini, cavalli e, di tanto in tanto, un'automobile e un pullman. La bandiera nazionale sventola sul municipio ed è salutata dallo snello palmeto e dalle acacie del giardino pubblico. Dall'altro lato si trova la parrocchia di San Giovanni Battista, il cui nome mi fece pensare che la mia missione, come quella di ogni persona che evangelizza, fosse quella di un precursore che prepara la venuta del Salvatore. Lo Spirito Santo mi aveva condotto lì per essere testimone della luce del Cristo risorto. Al mio arrivo mi recai dal parroco che aveva già fatto le valigie.
Gli chiesi soltanto il permesso di organizzare un piccolo gruppo di Rinnovamento, perché senza preghiera non potevo lavorare. Ciò gli dispiacque, aveva paura. Non me lo rifiutò perché lo stavo per sostituire affinché potesse prendere le sue vacanze, ma mi disse: Va bene, fai il gruppo, ma senza carismi. Va bene, gli dissi, ma i carismi non li do io. Vengono dallo Spirito Santo. Se vuol dare carismi alla tua gente, che posso farci? Fai ciò che vuoi, mi rispose e prese congedo. L'estate di quell'anno fu molto calda, come presagio dello Spirito che ci avrebbe invasi.
Chi non crede che abbiamo un Gesù Vivo che oggi fa meraviglie non deve leggere ciò che segue, perché sembra incredibile.
a) Primo incontro
Durante la messa della prima domenica invitai la gente a una conferenza sul Rinnovamento Carismatico, promettendo di raccontare la testimonianza della mia guarigione. A questo primo incontro assistettero duecento persone, ma questa gente aveva una fede tale che quella notte avevano portato un paralitico su una barella. La sua colonna vertebrale si era spezzata e non camminava più da cinque anni e mezzo. Quando li vidi arrivare con lui, pensai che fossero troppo audaci, ma mi fecero pensare a quei quattro che portarono il loro amico paralitico a Gesù (Marco 2, 1-12).
Pregammo per lui e chiedemmo al Signore, per il potere delle sue sante piaghe, di guarire questo paralitico. L'uomo cominciò a sudare abbondantemente e a tremare. Allora mi ricordai che, quando il Signore mi aveva guarito, anche io avevo sentito un grande calore. Allora gli dissi: — «Il Signore ti sta guarendo, alzati nel nome di Gesù!» Gli diedi la mano e lui mi guardava, molto sorpreso. Con molto sforzo si alzò e cominciò a camminare lentamente. — «Continua a camminare nel nome di Gesù, gli gridai, il Signore ti sta guarendo». Lui faceva un passo poi un altro.
Si avvicinò al Santissimo Sacramento e, piangendo, rendeva grazie a Dio. Tutti lodavano il Signore mentre il guarito usciva portando la sua barella sotto il braccio. Quel giorno altre dieci persone furono guarite dall'amore di Gesù Cristo. Come ha sete di preghiera la gente. Si avvicinano a noi chiedendoci di insegnar loro a pregare. Come Gesù, dobbiamo insegnar loro pregando con essi. Non possiamo lasciar passare questa meravigliosa opportunità. Se parlassimo meno del Signore e gli parlassimo di più, come cambierebbe in fretta il nostro mondo.
Certo, il Signore ama che parliamo di lui, ma ama molto di più che parliamo con lui.
b) Secondo incontro
Il mercoledì seguente vennero 3000 persone. Allora facemmo il secondo incontro per strada, perché la chiesa non poteva contenerci tutti. Poiché non si poteva fare un gruppo di preghiera con tanta gente, predicai mezz'ora prima di celebrare l'Eucaristia per i malati. C'era lì una donna di nome Mercedes Dominguez. Era cieca da 10 anni e durante la preghiera sentì un gran freddo negli occhi. Tornò a casa, molto sconvolta, dicendo a tutti che poteva vedere un po'. Il giorno dopo, quando si svegliò, era completamente guarita. Il Signore le aprì gli occhi e lei aprì la bocca per testimoniare ovunque la sua meravigliosa guarigione, che impressionò molta gente del villaggio.
c) Terzo incontro
Immaginate cosa accadde in questo terzo incontro. Siamo andati al parco pubblico, all'aria aperta, a celebrare la gloria del Signore. Era come quando Gesù arrivava a Cafarnao o Betsaida. Lo stesso Gesù, Vivo, arrivava nel nostro villaggio. Il parco somigliava alla Piscina di Bethesda «piena di malati, di ciechi, di zoppi o di paralitici in attesa della loro guarigione.» (Giovanni 5, 1-2) Bethesda «Casa della Misericordia». Pimentel, il più piccolo dei villaggi, era diventato il luogo scelto da Dio per mostrare la sua misericordia. Il Ministero di guarigione è il Ministero della Misericordia di Dio.
Quella notte c'erano più di 7000 persone. Facemmo la stessa cosa: predicare l'amore di Gesù, lui che è Vivo nella sua Chiesa e continua ad agire con segni e prodigi. Celebrammo la messa e il Signore cominciò di nuovo a guarire i malati. Era quasi esagerato. Come alle nozze di Cana, quando il Signore trasformò l'acqua in vino: ne rimase così tanto che si sarebbero potute organizzare altre nozze. Quando gli chiediamo qualcosa, lui ci dà tutto, perché il suo potere non ha limite, come il suo amore. Non guarisce solo due, tre persone, ma un numero immenso.
La polizia era molto infastidita perché doveva fare straordinari per sorvegliare una circolazione così enorme per un villaggio tanto piccolo. Allora gli agenti chiesero al capo di polizia di proibire questi incontri. Lui aprì le mani e rispose loro con un sorriso: Anche io avrei voluto proibirli, ma mia moglie è stata guarita durante uno di questi incontri. Era malata da dodici anni. Fu toccata dall'amore di Dio. Alcuni giorni dopo ricevettero il sacramento del matrimonio.
Poiché il Signore aveva previsto tutto, invece di proibire l'incontro, la Polizia ci diede 18 agenti in più per organizzare la circolazione durante l'incontro seguente.
d) Quarto incontro
Era il 9 luglio, giorno dell'anniversario del mio ritorno in Repubblica Dominicana. Fin dalle 9 del mattino arrivavano pullman e furgoncini con gente da tutto il paese. Persino i tassisti ci facevano pubblicità, perché era anche il loro vantaggio. Quel pomeriggio ci furono circa 20.000 persone in preghiera. C'era così tanta gente che dovemmo salire sul tetto per installarvi l'altare e i megafoni, in questo quarto incontro. Sapete come Dio si è «vendicato» della polizia che voleva porre termine a questi incontri?
Quella notte guarì un poliziotto che soffriva di un'emorragia cerebrale che l'aveva mezzo paralizzato. Da quel momento tutti i poliziotti furono dalla nostra parte. In verità, il modo in cui Dio risolve i problemi è migliore del nostro. Una signora, conosciuta da tutto il villaggio, era sorda da 16 anni e guarì completamente. Dapprima sentì un ronzio e poi si rese conto che sentiva perfettamente la predicazione.
Il giorno dopo andò al mercato e un impiegato disse al suo compagno: Ecco la sorda, facciamole uno scherzo muovendo la bocca senza pronunciare una sola parola. Ma lei sentì ciò che dicevano e rispose loro con felicità: No, signori, non sono più sorda, perché il Cristo mi ha guarita ieri sera. Testimoniava così non solo della sua guarigione, ma anche del potere di Dio. Un uomo che poteva camminare solo a quattro zampe fu anche lui guarito quel giorno. Ci fu una profusione di guarigioni e di prodigi. Ne vedemmo di ogni genere.
Era vivere a colori, dal vivo e in diretta, ciò che dice il Vangelo. Era Gesù risorto che camminava in mezzo a noi e salvava il suo popolo. Quella notte ci furono più di cento guarigioni, secondo le testimonianze ricevute.
e) Quinto incontro
Per il quinto incontro la nostra attrezzatura sonora si rivelò insufficiente. La Polizia fece un calcolo per valutare quella moltitudine partendo dal metro quadrato. Erano 42.000. Venne gente da Puerto Rico, da Haiti e da tutte le parrocchie del paese. Le strade erano piene, i tetti gremiti e la piccola via congestionata da pullman, automobili e furgoncini. La gente è venuta in così gran numero, semplicemente perché il Signore Gesù non ha ancora cambiato i suoi metodi di lavoro.
Mentre noi cerchiamo metodi pastorali più efficaci e più in accordo con il nostro tempo, il Signore continua con il suo: percorreva la Galilea guarendo i malati, allora le folle lo seguivano ed egli predicava la Parola di Salvezza (Luca 6, 17.18). Oggi fa sempre lo stesso. Guarisce i malati, la gente si riunisce a migliaia e noi proclamiamo il Regno di Dio. È semplicemente il Vangelo che si ripete. Cominciavo ad allarmarmi un po', perché quella povera gente voleva toccarmi e che pregassi per ognuno di loro.
Quella notte mi strapparono tutti i bottoni della camicia e quasi mi schiacciarono. C'era anche un problema: la gente che aveva viaggiato tutto il giorno non trovava da mangiare nel villaggio e ripartiva affamata ma piena dell'amore di Dio. Allora pregammo e chiedemmo al Signore la sua luce per sapere cosa dovessimo fare di tutta quella gente. Era lui che ci aveva posti davanti a questi problemi, doveva tirarci fuori. Durante la preghiera ci diede un messaggio in lingue attraverso Evaristo Guzman.
Affinché non ci fosse alcun dubbio, l'interpretazione la diedi a me stesso: «Evangelizzate il mio popolo. Voglio un popolo di lode.» Non dobbiamo avere paura delle grandi folle. Il Signore ce le invia perché proclamiamo loro la sua Parola di Salvezza. Coloro che temono i prodigi del Signore hanno paura del «Signore dei prodigi». Alcuni si meravigliano che il Signore risponda così presto alle preghiere.
Io dico loro che sarebbe sorprendente che lui, essendo così buono, non rispondesse: Prima ancora che voi mi chiamiate, io risponderò, e voi starete ancora parlando che già io vi ascolterò. (Is 64,24). Chiedete e riceverete... Cercate e troverete, bussate e vi si aprirà... (Luca, 11,9-13). Cosa pensava monsignor Antonio Flores, vescovo di La Vega, davanti a tutto ciò? Era aperto, ma inquieto davanti a tanta pubblicità di stampa, radio, televisione. Andai a fargli visita e lo trovai nella cappella.
Pregammo insieme e ci mettemmo d'accordo per dividere l'immensa assemblea in piccoli gruppi, come avevamo fatto prima a Nagua. Tornai felice, perché lo Spirito Santo, il vescovo e io eravamo in pieno accordo. Facemmo subito un comunicato che fu diffuso per radio e televisione e che spiegava che la grande assemblea era sospesa e che la gente era invitata a riunirsi nella propria parrocchia per pregare.
Il Signore aveva il suo piano riguardo agli avvenimenti di Pimentel: risvegliare il suo popolo, scuotere la sua Chiesa e mostrare con segni e prodigi che è vivo e dà la sua vita in abbondanza a coloro che credono nel suo nome. Cominciava allora un altro tipo di lavoro, più profondo e più delicato: formare responsabili di piccoli gruppi di preghiera. Facemmo un ritiro alla fine della settimana con i più impegnati.
Spiegammo loro cos'è l'incontro di preghiera, il Rinnovamento Carismatico, il Battesimo nello Spirito Santo e i Carismi, e «li raccomandammo alla grazia di Dio.» (Atti degli Apostoli 20,32). Tre giorni dopo, essi assicuravano l'animazione dei 45 gruppi sparsi in diversi luoghi della parrocchia. C'erano gruppi sotto gli alberi, in chiesa, nelle case e ovunque. Tutta la città era diventata una casa di preghiera. Perché la gente fissasse lo sguardo su Gesù e non su un uomo, io, quella notte, mi allontanai dalla parrocchia.
Il Signore, invece, restava e continuava a guarire i malati. Durante una visita che facemmo nel 1984, affinché questo libro fosse pubblicato, ci fu offerto un quaderno sul quale erano annotate 224 testimonianze di guarigioni realizzate in uno dei gruppi che si riuniva nella casa di Guara Rosario in via Colomba. Nella sola notte del 13 novembre 1975 c'erano 22 testimonianze di guarigione. Poco dopo divennero così numerose che si smise di registrarle per iscritto.
Chiedemmo se il Signore si manifestasse sempre tanto quanto prima e ci risposero con una meravigliosa semplicità: No, no, ma è che ora non ci sono più tanti malati.
f) Domenica delle Palme
Il Signore entrò trionfalmente non solo nella piccola città di Pimentel ma anche nel paese intero e ben oltre i suoi confini. Tutto fu così meraviglioso che sembrava un sogno. La mia vocazione missionaria non mi era mai apparsa tanto affascinante e bella. Il Signore entrò nei mezzi di comunicazione guarendo la madre di un presentatore della televisione. Fu lui stesso a farsi carico di rendere testimonianza davanti alle telecamere. Entrò anche nella Camera dei Deputati guarendo una donna deputato da dolori al collo.
Più tardi appresi che gli editori della Rivista francese «Il est Vivant» scrissero al vescovo per fargli domande sull'autenticità di ciò che era accaduto a Pimentel. Il vescovo rispose alla loro lettera il 15 ottobre 1975 dicendo testualmente: «La testimonianza del Padre Émilien Tardif è autentica.» La sua lettera fu pubblicata nel numero 6-7 della rivista. In quei giorni eravamo come in cima al Monte Tabor, contemplavamo la gloria del Signore.
Condividevamo con Gesù ciò che suo Padre aveva detto: «Tu sei il mio figlio beneamato, in cui ho riposto tutto il mio amore.» Il 16 luglio il Signore ci fece avvisare con una profezia per annunciarci che saremmo stati attaccati, ridicolizzati, ma che non dovevamo temere, perché lui aveva già vinto il mondo. Tre mesi dopo il parroco tornò dalle vacanze. Fu molto sorpreso da ciò che trovò e da ciò che la gente gli raccontò. Tutto era così straordinario che non poteva crederci.
Il Signore aveva visitato il suo popolo, suscitando una forza salvifica nella sua parrocchia, facendo misericordia ai suoi, accendendo una luce in mezzo alle tenebre perché, liberati da ogni timore, potessimo servirlo con santità e giustizia tutti i giorni della nostra vita. Il Signore aveva guarito uomini e donne, un poliziotto e una bambina, gente venuta da lontano e malati incurabili. Il Signore aveva evangelizzato il suo popolo annunciandogli la Buona Novella del Regno, servendosi persino dei mezzi di comunicazione come la stampa e la televisione.
Era la Domenica delle Palme: il Signore entrava trionfalmente nella sua città. Quando lasciai la parrocchia di Pimentel per tornare di nuovo a Nagua, la strada era deserta. Il vento soffiava dolcemente, cullando le palme e accarezzando la bandiera che era stata testimone delle meraviglie del Signore. Provai nostalgia di quelle folle che avevo visto. Allora passò un piccolo asino che trottava gioiosamente e mi guardò con i suoi grandi occhi.
Si mise a ragliare mostrando in un largo sorriso tutti i suoi denti, come per dirmi: Tu non sei che l'asino che ha portato Gesù in questo villaggio e ora devi tornare a Betfage. La gloria, le palme e il riconoscimento sono per colui di cui eri carico, e non per te. Tu, come Giovanni Battista, devi diminuire perché lui cresca. Émilien deve morire perché il Cristo viva in lui; la tua gloria è che il Cristo sia glorificato; il tuo privilegio: annunciare il vangelo. L'asino mosse la coda dicendomi: «arrivederci, addio» e si allontanò. Io tornai a Nagua balzando di gioia.
g) La Settimana Santa
Tutto era stato come un crepuscolo dai mille colori e il Signore era stato splendido, molto più di quanto avessimo potuto immaginare. Non eravamo ancora usciti dal vino inebriante del suo amore, quando nere nuvole solcarono il cielo. Improvvisamente tutto si oscurò e il sole si nascose in quella Settimana Santa. Sebbene sapessi che il Signore era con me, i venti della tempesta cominciarono a soffiare con furore. Il segretario della Sanità mi accusò in televisione di aver abusato dell'ignoranza del popolo, facendogli credere che guariva.
Disse che ero un ciarlatano, che ingannavo il popolo, chiedeva perché non andassi a fare la stessa cosa in un paese sviluppato come il Canada. Altri mi attaccarono, dicendo che, in quanto straniero, non conoscevo il popolo e che tutte quelle guarigioni e quei miracoli avrebbero condotto il popolo allo spiritismo e alla stregoneria. Io risposi loro che certamente non conoscevo il popolo quanto loro, ma che conoscevo molto bene Gesù e che egli non conduce mai allo spiritismo e alla stregoneria. Anzi, tutto il contrario.
Quando è lui ad agire, fa le cose per bene e non dobbiamo avere paura. Alla radio, sulla stampa, in televisione ci furono molti attacchi. In pochi giorni ero diventato uno stregone e un bugiardo. Poiché credevo e proclamavo che Gesù era vivo, salvava e guariva il suo popolo, si diceva che ero pazzo, fanatico, ecc. In meno di 24 ore la stampa che prima mi ammirava lottava adesso contro di me. Allora compresi la fragilità della gloria che il mondo offre e quale follia fosse ricercare l'opinione altrui. In poche ore la schiuma della gloria è distrutta.
Ma la mia fiducia era in Gesù, che è lo stesso ieri, oggi e domani e sempre. D'altronde, come non mi ero occupato di loro quando parlavano bene di me, quando cominciarono a criticarmi ciò non mi toccò affatto. Avevo nel cuore una pace, una pace profonda. Alcuni che si dicevano psicologi vennero a dirmi che quelle guarigioni, causate dall'effetto di massa o dall'isteria collettiva, erano naturali e non avevano nulla di miracoloso.
Risposi loro semplicemente che c'era allora una grande ingiustizia nel fatto che, sapendo tutto ciò, non organizzassero ogni sera un incontro per guarire tutti i malati del paese. Altri ci accusavano di essere «emozionalisti». Io rispondevo loro che l'emozionalismo cercava l'emozione per l'emozione, ma che noi cercavamo il Signore, ciò che è sempre commovente. Trovare il Tesoro Nascosto è commovente ed esaltante. Il segno che mostra che qualcuno ha trovato il Tesoro è la Gioia che esso gli dà.
Altri attaccavano l'immaturità della gente dicendo: Tutta quella folla viene solo per curiosità e a causa delle guarigioni. Io rispondevo loro: Che importa il motivo per cui vengono? Ciò che conta è che ci siano perché noi li evangelizziamo. Sicuramente Zaccheo non è salito sul sicomoro per recitare il mio rosario, ma per pura curiosità, perché «voleva vedere Gesù». Arrivarono persino a chiedermi se non fossi impazzito. Allora risposi loro: Anche io me lo domando, perché ora non posso parlare che del Signore. I sacerdoti vicini divennero gelosi.
Un gruppo di loro chiese al mio Provinciale di farmi uscire dal paese, perché con quelle sciocchezze, dicevano, avrei distrutto le strutture della Pastorale. Io risposi loro che Gesù non era stato inviato per salvare le strutture pastorali ma per salvare il suo popolo, e che era l'unica cosa che stava facendo in mezzo a noi. Mi accusavano di svuotare le parrocchie, ma io non invitavo nessuno. Non facevo che proclamare il vangelo. Un sacerdote mi diceva che esageravamo e che bisognava andare più lentamente.
Il suo argomento era il seguente: Se mi parlassi di 2 o 3 guarigioni, forse potrei cominciare a crederci. Ma voi carismatici siete pazzi, parlate di tanti miracoli... È che non conosci realmente Gesù, gli dissi. Sì, mi rispose, ma a Lourdes c'è un centro medico per studiare le guarigioni e si dice che ci sono pochissime guarigioni miracolose. Invece voi... Ma, risposi, il criterio della nostra fede non è il centro medico di Lourdes ma il Vangelo, e questo parla di tanti miracoli...
San Marco, il più antico dei quattro evangelisti, ci parla di 18 miracoli e guarigioni di Gesù in 16 capitoli. Se togliessimo questi segni del potere di Dio dal Vangelo di Marco, non resterebbero che alcune pagine, una o due. Molti sono coloro che, per aver eliminato questo aspetto, non hanno che un Vangelo mutilato, povero, ridotto a dottrina e teorie. Il Vangelo è una Vita da vivere, di cui bisogna fare esperienza e rendere testimonianza. La prima volta che gli Atti degli Apostoli si riferiscono al Cristianesimo, lo definiscono «Vita» (Atti 5,20).
Fui attaccato così tanto, da ogni parte (anche da coloro di cui si poteva pensare che fossero dalla parte di Gesù), che dovetti far pubblicare un articolo sulla rivista «Amigo del Hogar» nell'agosto 1975. S'intitolava: «È colpa di Gesù». Tra le altre cose, vi dicevo: Di fronte ai rischi reali di cadere nel fanatismo a causa dei miracoli, cadiamo nell'estremo opposto, a volte più grave del primo, che è dimenticare che Dio è il signore dell'impossibile. La guarigione è realmente la risposta a una preghiera di fede, come vediamo tante volte nel Vangelo.
Questa preghiera può essere quella del malato o di coloro che lo accompagnano, della comunità o di una persona. Gesù è lo stesso ieri, oggi e sempre. È lui il Signore della storia e agisce come gli piace, senza chiedere il nostro parere o permesso per realizzare i suoi prodigi. Chi siamo noi, allora, per opporci o cercare di mettere un limite all'opera del nostro Dio? Siamo convinti che egli non si oppone alla medicina, ma molto spesso migliaia di persone non hanno soldi per pagare il medico, la clinica, le medicine.
Cosa c'è di sorprendente nel fatto che Dio si occupi dei poveri e che personalmente li soccorra? Perché chiudere la porta a coloro che hanno creduto a questa Parola di Gesù che dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed esausti, e io vi solleverò.» Sarebbe forse che ci siamo accomodati a un cristianesimo fatto su nostra misura? Il Signore, con questi segni, viene a mostrarci che è vivo e viene a interpellarci, perché se è vivo, tutte le sue esigenze sono valide.
Il problema è che «Gesù è vivo e non morto.» Poco dopo mi resi conto che in quell'articolo avevo commesso un doppio errore: provare le guarigioni dando i nomi e gli indirizzi delle persone guarite, pensando che sarebbe stata l'evidenza dei fatti, e non la grazia della fede, a trasformare i loro cuori.
Il diedi loro il segno del cielo che chiedevano, ma non si convertirono, perché i segni non sono che segni: solo la fede ci fa riconoscere ciò che significano, che Dio ama gli uomini, che Cristo è vivo e che la Chiesa ha la potenza dello Spirito Santo per risuscitare i morti. Il Signore mi permise di ravvedermi e di rendermi conto che non dovevo difendermi dagli attacchi, così come lui non si era difeso da coloro che lo accusavano. Se mi difendevo con i miei mezzi e i miei argomenti, non lasciavo che lui fosse il mio difensore con i suoi mezzi e i suoi argomenti.
D'altra parte, difendermi equivaleva a rinunciare alla purificazione che il Signore voleva compiere nella mia vita. Attraverso tanti attacchi e incomprensioni, il Signore voleva plasmarci a immagine di suo Figlio, passando per la notte del calvario per raggiungere la gloria della risurrezione.
Il tempo mi ha convinto che le lusinghe sono più pericolose della critica, perché quest'ultima può essere il fuoco che purifica e brucia le impurità del nostro cuore, mentre le lusinghe sono state oggetto di una delle parole più dure di Gesù: «Guai a voi, quando tutto il mondo parla bene di voi, perché è così che sono stati trattati i falsi profeti». (Luca 6,26). Inconsciamente possiamo dimenticare di essere semplici vasi d'argilla, ma il Signore si incarica di ricordarcelo per mezzo della croce dell'incomprensione.
Il Signore, nella sua misericordia, ci purifica e ci umilia perché non rubiamo la gloria che spetta solo a lui. La croce è il deserto dove si manifesta il Dio Vivo. Ma bisogna togliersi i sandali per avvicinarsi al roveto ardente. La critica è simile al cortile del Tempio che ci prepara a entrare limpidi e puri nel Santuario del Dio Vivo, liberi da ogni attaccamento; e gli attaccamenti più pericolosi sono quelli che chiamiamo i nostri meriti e «le nostre attività apostoliche». Gli attacchi divennero così violenti e continui che a volte pensavo di non poter più resistere.
Da ogni parte mi perseguitavano. Io stesso mi sentivo solo, su una strada nuova. Fu allora che chiesi a una suora piena di Dio di pregare per me. Lo fece e mi diede una profezia che mi confortò. Il Signore mi disse: «Dopo aver gustato la gioia della Domenica delle Palme, non ti sembra normale assaggiare un po' la Settimana Santa?» Questa parola mi guarì interiormente; da allora vedo i problemi in modo distinto, in una pace completa.
Quando le cose vanno bene, dico: «siamo alla Domenica delle Palme.» Se ci sono difficoltà, affermo semplicemente: «è la Settimana Santa». In ogni caso, la Pasqua non è lontana, gloria a Dio. Dio, prima di portarmi al calvario, mi fece gustare la gloria del Tabor. Ma non mi ha lasciato piantare lassù la mia tenda, mi ha fatto scendere e partecipare alla sua croce. Il Signore, prima del dolore, ci dà il suo amore, e quando ci ama, ci offre sempre la sua croce. La croce è il dono di Dio a coloro che ama.
La croce, prima dell'esperienza dell'amore di Dio, non si comprende né può essere accettata. Nel piano di Dio, prima del Calvario c'è il Tabor. Dopo la gloria viene la croce che salva e ci conduce alla Risurrezione. La nostra vita si sviluppa come i misteri del Rosario: ci sono i Gaudi, i Dolorosi e i Gloriosi, ma tutti finiscono con «Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito». Ogni giorno viviamo un mistero. Tutta la nostra vita non può essere gioiosa, gloriosa o dolorosa, ma i misteri si intrecciano per la Gloria di Dio.
La croce e la risurrezione sono come i dipinti di Rembrandt, dove ombre e luci si combinano per esprimere la bellezza. Il nostro popolo era addormentato, immerso in una letargia e passivo. Il Signore è venuto e ha scosso tutto. La gente consultò i sacerdoti per porre loro domande su ciò che accadeva. Allora i sacerdoti dovettero leggere e informarsi per dare risposte adeguate. Ci fu persino una riunione della Commissione episcopale per fare una dichiarazione. Ciò era molto importante per me. Ero sicuro che fosse opera di Dio, ma avevo bisogno del discernimento dei Vescovi.
Per me erano la voce di Dio. Pubblicarono una dichiarazione intitolata: «Il Papa approva e incoraggia gli incontri di preghiera carismatica.» Poi veniva il seguente sottotitolo: «Monsignor Pepen (Segretario Nazionale dell'Episcopato) approva l'opera del Padre Tardif.» Quando lo lessi fui molto contento, ma ebbi anche voglia di ridere e dissi «ma non è la mia opera...» Come san Giuseppe, avevo solo una certezza: che quella vita nata in seno alla Chiesa non era mia.
Senza sapere come, né perché, ricevetti un invito da monsignor Carlos Talavera a predicare un ritiro sacerdotale a Guadalajara in Messico. Da lì sorsero altri inviti a proclamare le meraviglie del Signore in altri paesi dell'America Latina. Comincio a percepire che un'era gloriosa sorge per la Chiesa. Credo che sia giunto il tempo di predicare sui tetti, fuori dai recinti sacri, perché non c'è abbastanza spazio nei nostri templi. Il Signore ci conduce fino ai confini della terra per rendere testimonianza che egli è vivo...
Dopo un viaggio a Panama ripresi i miei compiti parrocchiali. Il giorno dopo mi preparavo a visitare una comunità persa in montagna. Dovevo viaggiare su un asino. Mentre quello camminava lentamente, pensavo: «Com'è diverso il mio asino dal grande Boeing 747 della Pan Am.» Come sono meravigliose le vie di Dio. In aereo o su un asino, siamo sempre i suoi messaggeri. Diecimila o sessanta persone, sono sempre suoi figli. E questi «piccoli» della montagna sono i veri poveri di Yahweh.
Il Signore è così meraviglioso che, quando voliamo in aereo, poi ci fa salire su un asino per preservare la nostra umiltà. Sul mio asino ho imparato una grande lezione: siamo chiamati a essere come l'asino che portò Gesù a Gerusalemme la Domenica delle Palme. La nostra vocazione è di essere portatori del Cristo Gesù. Siamo vasi d'argilla che portano un prezioso tesoro nel loro cuore. Da ogni parte è la stessa cosa.
I segni confermano che Gesù è il Messia: «i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi sentono, i morti risuscitano e si annuncia la Buona Novella ai poveri.» (Luca 7,22). Prima ci sforzavamo di nutrire un popolo che non aveva fame di Dio. Il peggio era che noi stessi non avevamo gustato il Pane della Vita Eterna. E ora non riusciamo a nutrire tutti. Il raccolto è abbondante, troppo abbondante, ma il Signore è ancora più grande e più potente.
Il Signore ha acceso la miccia e ora c'è un fuoco che nessuno può spegnere. È anche un fiume di Acqua Viva che sta inondando la Chiesa, purificandola, rinnovandola e santificandola. Molte coppie che vivevano in concubinato presero coscienza del fatto che non potevano continuare a vivere così. Avendo scoperto l'importanza del Sacramento, si prepararono seriamente a riceverlo e viverlo. In un anno abbiamo celebrato 306 matrimoni, cifra del tutto inusuale.
Il più grande miracolo a cui ho assistito in questi anni è che il Signore ha suscitato operai per la sua messe. I catechisti ora sono numerosi. Ne abbiamo così tanti che la nostra prima responsabilità è formarli e renderli capaci di trasmettere la Buona Novella. A Pentecoste dell'anno 1976 eravamo 120 catechisti a chiedere una nuova effusione dello Spirito su tutti noi. Lo Spirito non era più solo un dono per la gioia del nostro cuore, ma una forza speciale per annunciare al mondo che il Cristo vive e dà la vita a coloro che credono nel suo nome.
Ho cominciato a ricevere lettere dalla Francia, dall'America Latina, dalle Filippine. Altri mi scrivono da paesi che non riesco nemmeno a collocare sulla mappa; a volte ricevo una corrispondenza in lingue e con segni che non comprendo. Poiché non capisco ciò che queste lettere dicono, le depongo semplicemente tra le mani del Signore e chiedo a lui, che le comprende, di voler rispondere loro. Non ricordo di aver mai avuto una salute così buona come adesso. Mangio di tutto, dormo bene.
Il Signore mi ha reso una salute perfetta e sono felice di metterla al servizio dell'evangelizzazione del suo popolo.
Tuttavia credo che il dono più grande che mi abbia dato sia quello della gioia. Sono felice a tempo pieno. Non avevo mai vissuto il mio sacerdozio così pienamente come adesso.
III GESÙ È VIVO
Durante il mese di giugno 1981, dopo una tournée di evangelizzazione in Algeria e in Marocco, Dio mi fece la grazia di visitare la Terra Santa. Il giorno dopo il mio arrivo mi alzai molto presto, prima del sorgere del sole, ed entrai in quelle vecchie stradine tortuose della città di Gerusalemme, seguendo il cammino di Maria Maddalena nel giorno della Risurrezione. Giungendo al Santo Sepolcro, incontrai un amico messicano che era andato a sposarsi a Cana con una graziosa portoricana.
Entrando, ci fece notare un'iscrizione in greco che diceva: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è lì, è risorto. Non sono ancora uscito dallo stupore di quel mattino che è come l'eco della Domenica di Pasqua. Colui che è morto sulla croce ha abbandonato la sua tomba ed è vivo. Dall'oscurità di quella tomba è scaturita una luce che illumina tutti gli uomini per cominciare una nuova creazione. Se Gesù non è nella tomba vuota di Gerusalemme, certamente è ovunque nel mondo.
L'unico luogo di questa terra dove Gesù non si trova è quella tomba scavata nella pietra che un giorno uno dei suoi amici, Giuseppe d'Arimatea, gli aveva prestato. Gesù non ha inviato i suoi apostoli a insegnare teorie o idee astratte, ma a rendere testimonianza di ciò che avevano visto e udito. Ma, purtroppo, sembra che siamo più preoccupati di insegnare una dottrina che di comunicare la vita. Per crescere nella Vita di Dio, bisogna prima essere nati per il potere dello Spirito Santo.
Un evangelizzatore è prima di tutto un testimone che ha un'esperienza personale della morte e della risurrezione del Cristo Gesù e che trasmette agli altri, più che una dottrina, una persona vivente che dà la Vita in abbondanza. Dopo, solo dopo e sempre dopo, si deve insegnare la catechesi e la morale. A volte ci preoccupiamo che la gente adempia i comandamenti di Dio prima ancora che conosca il Dio dei comandamenti. Non dobbiamo dimenticare che questi furono dati dopo la teofania del Monte Sinai.
Nessuno può essere un autentico messaggero del vangelo se egli stesso non ha fatto l'esperienza della nuova vita che porta Gesù Cristo. Quando testimoniamo ciò che il Signore ha fatto a partire dalla sua Risurrezione, allora tutto cambia. La predicazione è accompagnata dai segni e dai prodigi che il Signore ha promesso. A Janico, un giorno, il parroco ci invitò a dare un ritiro, avvertendoci che la gente era dura e non amava andare in chiesa. Quando arrivammo, la prima sera non c'era molta gente.
Ma c'era, prostrato a terra, un uomo che somigliava a una bambola di pezza, che non poteva stare in piedi. Inoltre era paralizzato in entrambe le mani e non poteva mangiare né camminare da solo. In verità, faceva pietà vederlo lì. Nella mia anima pensavo: ma perché portano quest'uomo qui? Considerando il suo aspetto così pietoso, dissi: Pregheremo per quest'uomo perché poi possiate portarlo via con voi. Non aveva potuto stare in piedi, né fare un passo. Io pensavo semplicemente all'inizio della preghiera: cominciò a sudare e a tremare.
Vedendolo, mi ricordai che anch'io avevo sentito un grande calore quando il Signore mi aveva guarito. Allora gli dissi: Alzati, il Signore ti sta guarendo. Poi gli presi la mano e gli ordinai di camminare. Camminò fino al tabernacolo. Là diede la sua testimonianza e disse che erano 19 anni che... io stesso: «Fortunatamente ignoravo che fosse immobile da tanto tempo, perché altrimenti non avrei osato dirgli di alzarsi.» Quel pomeriggio, dopo essere tutti usciti dalla chiesa, attraversammo la strada e ci sedemmo sul sagrato.
Sedendosi, l'uomo aggiunse: Ma il Signore ha guarito anche le mie mani, posso muoverle... Grazie a questo paralitico, il nostro locale si riempì il giorno dopo. Tutta la gente non poteva entrare. Molti stavano dietro le persiane e alla porta della chiesa. Il giorno in cui accetteremo il potere che ha la testimonianza, la nostra predicazione cambierà. Prima preparavo molto le mie omelie. Studiavo gli autori classici e leggevo i teologi moderni. Le mie letture erano così buone e così profonde che desideravo non perdere nulla di ciò che volevo dire.
Allora scrivevo tutto su un foglio e lo leggevo per godere bene di quella ricchezza che volevo trasmettere. Tuttavia il Signore mi ha trasformato anche su questo punto. Una domenica, davanti ai miei appunti ben redatti dell'omelia, il Signore mi disse: Se tu, che hai fatto tanti studi e hai letto tantissimo, non sei capace di imprimerlo nella tua memoria per ripeterlo soltanto, come vuoi che questa gente così semplice, che non ha la preparazione che hai avuto tu, lo imprima nel cuore per viverlo? Da allora cambiai la mia predicazione.
Ora non faccio che rendere testimonianza del potere di Dio e di ciò che sta facendo, e racconto esempi dell'amore di Dio. Ho ancora imparato un'altra cosa molto importante: l'essenziale non è parlare bene di Gesù, ma lasciarlo agire con tutto il potere dello Spirito Santo. A cosa serve voler parlare meravigliosamente di Gesù, se possiamo lasciarlo agire attraverso di noi? Il Regno di Dio è potere e forza che vengono dall'alto e si manifestano tra noi. Una volta predicai molto a lungo, più di un'ora.
Alla fine della mia omelia un sacerdote si avvicinò un po' irritato e disse mostrando l'orologio: Non mi è piaciuta la conferenza del Padre Tardif, perché in 67 minuti ha parlato di miracoli e ancora miracoli senza fare allusione ad alcuno di quelli del vangelo. Un'altra persona che lo sentì gli rispose: Perché parlare dei miracoli di 2000 anni fa, se si può parlare di quelli che Gesù ha fatto la settimana scorsa? Quanto a me, non avrei abbastanza tempo in tutto il resto della mia vita per raccontare tutto ciò che Dio ha fatto in questi ultimi dieci anni, tanto le sue meraviglie sono numerose e innumerevoli.
È per questo che, quando ho solo un'ora, devo raccontare le benedizioni più recenti. Ho già predicato nei 5 continenti dicendo sempre la stessa cosa, perché non ho altro da dire. Ripeto sempre la stessa cosa: l'amore misericordioso di Dio. Sono testimone dell'amore di Dio per gli uomini, tutti gli uomini di tutti i paesi e di tutte le lingue. Il potere dello Spirito Santo mi ha trasformato in un testimone del Cristo Vivo. A volte non si ha nemmeno il tempo di mangiare. Dopo molte ore di viaggio, con la fatica, si comincia direttamente a lavorare.
Ma il Signore manifesta la sua forza attraverso la nostra debolezza. Al ritiro di Lourdes, in Francia, c'erano sacerdoti di diversi paesi europei. Era molto faticoso mettersi a confessare dopo le conferenze, per poi darne un'altra o celebrare un'Eucaristia. Dopo una conferenza alcuni sacerdoti vennero a confessarsi. Il primo era un sacerdote olandese che non parlava bene il francese. Dopo la confessione mi chiese: Padre, potete pregare per la mia guarigione, sono muto all'orecchio sinistro.
Era così originale che fui sul punto di scoppiare a ridere per il suo «orecchio muto» e dissi: Signore, se guarisci questo, sarà la guarigione più grande del mondo intero. Io attendevo solo una cosa, che uscisse così da poter ridere a crepapelle, ma subito dopo entrò un altro sacerdote che mi trovò mentre ridevo... Non dimenticavo quell'espressione «muto all'orecchio sinistro» e sorridevo per tutto il tempo delle confessioni. Allora i sacerdoti dissero di me: Com'è felice il padre Émilien, benché abbia tanto lavoro, è sempre contento.
Altri dicevano: Com'è piacevole confessarsi con un sacerdote che ha sempre il sorriso per riceverti. Il Signore si servì di questo «muto all'orecchio sinistro» per mostrarmi che è un Dio di gioia, che è contento di riceverci quando ci avviciniamo a lui. Il nostro Dio ha molto umorismo, non c'è alcun dubbio. Un giorno, mentre predicavo davanti a una moltitudine in uno stadio, una persona mi chiese: Padre, non provate né paura, né timidezza a parlare davanti a tanta gente?
Io le risposi con un sorriso: Quando si è sicuri di trasmettere una buona notizia, si può salire sui tetti, testimoniare nelle prigioni e predicare negli stadi. Io non faccio che testimoniare semplicemente ciò che ho visto e, altrimenti, vi assicuro che mi annoierei a parlare, sia pure con voi. La noia è che, quando qualcuno non ha l'esperienza del Cristo Vivo, debba parlare di mille cose, tranne che di Gesù.
Al giorno d'oggi non abbiamo bisogno di un nuovo vangelo, ma di una nuova evangelizzazione: proclamare con potenza ed efficacia che il Cristo vive; non ripetendo teorie che abbiamo sentito o letto, ma dando la nostra propria testimonianza. Oggi dobbiamo evangelizzare con la potenza dello Spirito, accompagnando la nostra predicazione dei segni e dei prodigi che devono essere normali nella predicazione del Vangelo.
Al congresso di Montréal nel giugno 1977 c'erano più di 55.000 persone che riempivano lo Stadio Olimpico durante la messa di chiusura. C'erano il Cardinale Roy, 6 vescovi e 920 sacerdoti. C'era anche il sindaco della città e, vicino all'altare, più di 100 malati sulle loro sedie a rotelle. Abbiamo guidato la preghiera per i malati. Tutto lo stadio lodava Dio, quando all'improvviso una donna, Rose Aimée, che soffriva da undici anni di una sclerosi, si alzò dalla sua sedia e cominciò a camminare sotto gli occhi di tutti. Dall'altro lato un uomo si mise in piedi, poi un altro più lontano, poi un altro ancora!
12 paralitici si alzarono dalle loro sedie e cominciarono a camminare. La gente applaudiva e piangeva, piena di emozione. Il sindaco della città in persona singhiozzava come un bambino. Quando Dio si manifesta, non c'è uomo che sia grande: tutti sono piccoli. Piangeva di felicità e di emozione. Il giorno dopo il principale giornale della città diceva: «Stupore allo Stadio Olimpico: gli zoppi camminano.» Il giornale di Montréal diceva: «coloro che erano prostrati sui loro letti si alzano e camminano». Ciò che è sorprendente non è che i malati siano stati guariti.
Ciò che sarebbe stato sorprendente è che non fossero stati guariti. Ciò che sarebbe strano è che Gesù non mantenga le sue promesse. Ricordo che il giorno dopo fui intervistato in televisione e mi chiesero: Non credete che tutte queste guarigioni siano dovute all'effetto di massa, all'emozione, agli applausi della gente? Io risposi: Ebbene, allora dovreste spiegarmi perché in nessuna partita di football o di baseball un paralitico si è mai alzato, né un malato di cancro è guarito quando la sua squadra preferita vince.
L'unica risposta è che Gesù è risorto ed è Vivo oggi in mezzo a noi. Non cerchiamo altra spiegazione, perché sempre ci perderemmo. Un giorno stavo mangiando quando qualcuno mi pose una domanda indiscreta: Padre, siete sicuro di avere il dono di guarigione? Io non potevo rispondere sul momento, e tutti mi guardarono in attesa della mia risposta. Allora dissi: Ebbene, sono sicuro di avere la missione di evangelizzare... e che i segni e le guarigioni accompagnano sempre la predicazione del Vangelo.
Io non faccio che predicare e pregare, mentre Dio guarisce i malati. È così che abbiamo formato una buona squadra di lavoro e andiamo d'accordo. I piani del Signore mi fanno ridere a volte, perché ha molto umorismo quando mette un parroco di campagna davanti ai teologi di vari paesi perché predichi la Buona Novella. Io non insegno loro nulla. Non faccio che dare loro la testimonianza della misericordia del Cuore di Gesù. Nel 1981 predicavo un ritiro per 320 sacerdoti a Lisieux, in Francia, con il padre Albert de Monléon.
C'erano lì molti sacerdoti molto intelligenti, altri molto critici, e non mancavano nemmeno gli scettici. Dopo una meravigliosa esposizione del padre de Monléon, toccava a me parlare. Mi sentivo piccolissimo davanti a questi uomini così sapienti che avevano tanti titoli. Mi sentivo povero davanti al Cardinale Suenens e agli altri vescovi. Allora pregai il Signore e gli dissi: Signore, che ci fa qui un sacerdote venuto da un'isola così piccola, davanti a questi uomini così sapienti che nemmeno sanno dove si trovi il suo paese? Non lasciarmi solo, Signore, te ne supplico.
Fortunatamente la prima notte il Signore guarì un sacerdote che soffriva di una flebite e grazie a questo tutte le discussioni ebbero fine. Ricordo come il mattino dopo, nella sala da pranzo, alzasse i pantaloni e mostrasse le due gambe completamente guarite. Questa testimonianza servì a manifestare la gloria di Dio più delle mie povere conferenze.
Un giorno, dopo una conferenza che davo al clero, a Lione, il Cardinale Renard, sorpreso dalle meravigliose guarigioni del Signore, si alzò e disse: È difficile per noi accettare la misteriosa azione dello Spirito Santo, perché siamo tanto razionali e razionalisti, tutti più o meno figli di Cartesio, e persino ognuno di noi ha dentro di sé un piccolo Voltaire. È per questo che ci è così difficile assimilare l'azione dello Spirito, che soffia come vuole, senza limitarsi agli stampi logici della nostra ragione. Gli mettiamo dei binari da seguire ed egli vola al di fuori di essi.
Gli offriamo un condotto attraverso cui possa soffiare ed egli lo fa di lato. Lo Spirito Santo non segue il nostro programma pastorale. Certamente abbiamo bisogno di un metodo pastorale. Ma la base di ogni pedagogia della fede consiste precisamente nell'accettare il fatto che non siamo noi a dirigere la sua azione, ma egli dirige la nostra. Ogni metodologia deve essere sufficientemente permeabile perché lo Spirito possa utilizzarla e persino trasformarla. I doni dello Spirito Santo sono differenti e attuali.
Forse a causa del nostro razionalismo o della nostra mancanza di fede, pensiamo che questi doni siano storie del passato. Il mondo attuale è alla ricerca di uomini dello Spirito, di profeti cristiani ispirati dallo Spirito. Ma se non li trova, seguirà gli illuminati, ciò che è molto, molto pericoloso. La Chiesa è una Pentecoste permanente e non una razionalizzazione permanente. Queste ultime parole del Cardinale mi ricordano un aneddoto.
Un giorno Gesù era con i suoi discepoli e chiese loro: — «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro si alzò e rispose: Tu sei la teofania escatologica che nutre ontologicamente l'intenzionalità delle nostre relazioni subconsce e interpersonali. Gesù spalancò gli occhi, sorpreso, e chiese: — «Cosa, cosa?» E Pietro non poté ripetere, perché aveva dimenticato la sua definizione. Non era qualcosa che aveva nel cuore, ma solo nella mente. Il mondo è stanco di ascoltare teorie e fiorire letterarie.
Ha fame di parole vive ed efficaci che realizzino ciò che contengono. «Il mondo di oggi è stanco di seguire i maestri. Si lascia trascinare solo dai testimoni», diceva Paolo VI. Testimoni che hanno fatto l'esperienza della nuova vita portata da Gesù. Il Vangelo di san Luca racconta che la domenica sera due discepoli di Gesù tornavano da Gerusalemme a Emmaus. Erano tristi e abbattuti, perché con la morte del loro maestro tutte le loro speranze di restaurazione si erano dissolte.
Gesù in persona si unì a loro sulla strada e uno di essi, di nome Cleofa, cominciò a fare un corso di cristologia allo stesso Gesù, che non era capace di riconoscere. Richiamò con forza ognuno dei suoi fatti, dei suoi miracoli e delle sue parole. Raccontò la sua morte crudele sulla croce, di cui tutto un popolo era stato testimone, ma quando arrivò alla risurrezione, non poté parlare della propria esperienza e si accontentò di ripetere ciò che alcune donne dicevano che gli angeli avevano detto.
Così nella Chiesa alcuni predicatori non fanno che ripetere ciò che i teologi hanno scritto o ciò che i loro maestri hanno insegnato nei loro corsi, ma essi non hanno esperienza personale della risurrezione del Cristo Gesù. Finché non si sarà avuto questo incontro personale con Gesù risorto, si ripeteranno teorie e insegnamenti che altri hanno detto di aver fatto. Siamo chiamati a essere testimoni di ciò che predichiamo. Ma, per essere un autentico testimone, bisogna aver fatto l'esperienza personale di ciò che si proclama, averlo vissuto nella propria carne.
Un giorno mi portarono a visitare il magnifico complesso idroelettrico di Itaipú, in Paraguay. Fu impressionante. Gli uomini e persino i camion sembravano insignificanti formiche davanti alle gigantesche cortine di cemento della diga. Vi si produce tanta energia che questa copre i bisogni di tutto il paese e anche una parte di quelli del Brasile e dell'Argentina. Al calar della notte eravamo di ritorno, e notai che alcune case degli operai della centrale termoelettrica non avevano corrente elettrica ed erano illuminate solo debolmente da piccole candele di cera.
A pochi metri dalle turbine e dai generatori più grandi del mondo non c'era elettricità, ma candele. È che non era stata fatta la canalizzazione necessaria per portare l'energia alle loro case. Ecco ciò che succede anche a noi a volte. La nostra vita, invece di essere illuminata dall'elettricità, è illuminata da candele, perché non siamo collegati a Gesù, che è la luce del mondo. Ci sono persino persone che lavorano nei Servizi della Chiesa, ma la luce non è nei loro cuori.
Siamo come quei turisti che, davanti a un bel paesaggio, usano la loro macchina fotografica Polaroid per fare una foto e poi, invece di ammirare il vero paesaggio ed esserne rapiti, guardano la fotografia di carta. Ci sono molti cristiani che hanno conservato la fotografia statica di Gesù e non lo conoscono «faccia a faccia», perché non hanno mai avuto un incontro personale con lui. Non fanno che ripetere ciò che hanno visto e sentito, ma non hanno l'esperienza della vita nuova.
La vita eterna consiste precisamente nella conoscenza, cioè nell'esperienza di Dio e del suo inviato Gesù Cristo. Il vero evangelizzatore è colui che presenta la sua testimonianza personale, la sua propria esperienza di salvezza, e può testimoniare che Gesù è vivo, perché ha avuto un incontro personale con lui, come gli apostoli che affermano: Non possiamo fare a meno di parlare di ciò che abbiamo visto e sentito. (Atti 4,20) Il vero evangelizzatore non è colui che parla di Gesù, ma colui che è capace di presentare Gesù vivo alle persone evangelizzate, perché gli dicano come i samaritani: Non crediamo più alle tue parole: noi stessi l'abbiamo sentito e sappiamo che è davvero lui il salvatore del mondo. (Giovanni 4:42)
Ma nessuno potrà trasmettere la vita del Cristo risorto se prima egli stesso non ha fatto l'esperienza di Gesù vivo al giorno d'oggi.
IV
PAROLA DI SCIENZA
Si è parlato molto ultimamente della parola di scienza che alcuni, con una traduzione più esatta, chiamano «parola di conoscenza». È un carisma molto bello attraverso il quale Dio rivela e comunica ciò che è accaduto, o sta accadendo, nella storia della salvezza delle persone. Grazie a questa rivelazione si può arrivare alla radice di un problema, o alla causa di un blocco, o alla conoscenza di una guarigione. Un giorno arrivò una signora molto afflitta a causa di sua figlia che una strana malattia aveva costretto ad abbandonare gli studi.
Mi raccontarono che la giovane soffriva di attacchi molto strani. Sveniva spesso, come soffrendo di epilessia. Avevano consultato diversi medici senza alcun risultato. Andarono da psicologi senza ottenere miglioramenti. Commisero persino l'errore di andare da stregoni. Fu allora che giunsero all'evidente conclusione della necessità di un esorcismo. La mamma parlava, ma la giovane taceva. Non rispondeva nemmeno alle mie domande. Non avendo informazioni e non sapendo cosa chiedere per lei, pregavo in lingue.
Allora mi venne una parola che mi martellava la mente continuamente: «aborto.» Aprì gli occhi e chiesi se avesse avuto qualcosa a che fare con un aborto. Fu sorpresa e mi chiese:
— «Chi ve l'ha detto?»
Con le lacrime agli occhi mi disse che aveva avuto rapporti con il suo fidanzato ed era rimasta incinta. Essendo di una famiglia molto conosciuta, ebbe molta paura e decise di abortire. Ma da allora si era caricata di un doppio peccato e, al solo pensiero, sveniva. Si pentì, si confessò e pregammo per la sua guarigione interiore. Il Signore la perdonò e la guarì, e non ebbe più svenimenti. Il Signore ci aveva dato «la conoscenza» della radice del problema. Non era né posseduta, né sofferente di una malattia qualsiasi.
Con questo dono della «conoscenza» o «parola di scienza» Dio può anche rivelare le guarigioni che sta realizzando in mezzo alla comunità. Allora ciò che il Signore sta facendo è comunicato a tutta l'assemblea. Nel 1975 fui nominato delegato della Repubblica Dominicana per la Conferenza dei leader del Rinnovamento Carismatico a Roma. Quando lo comunicai ai miei superiori, mi risposero: Lascia il tuo posto a un altro, perché è meglio che il paese sia rappresentato da qualcuno che è nativo del paese.
Ebbi molto dispiacere ad accettare, perché pensavo che perdessi una meravigliosa occasione di conoscere meglio il Rinnovamento, benché nella fede scoprissi la volontà di Dio attraverso la decisione dei miei superiori. Il giorno in cui avrei dovuto recarmi a Roma in aereo, andai a cavallo a visitare una comunità persa in montagna. Celebramo la messa e pregammo per i malati. Mentre pregavo in lingue, mi venne in mente una parola molto forte: epilessia. Continuai a pregare, poi tacqui e infine presi il rischio della fede chiedendo: C'è qui qualcuno che soffre di epilessia?
Il Signore ti sta guarendo. Ci furono alcuni istanti di silenzio molto intenso che mi parvero un'eternità, poi la direttrice della scuola alzò la mano e disse: — «Padre, è mia figlia, guardatela.» Accanto a lei c'era una giovane di circa quindici anni che sudava e tremava. Era malata dalla nascita. Ma il Signore l'ha guarita completamente e non ha più avuto attacchi. Era la prima volta che il Signore mi dava una parola di scienza.
Il giorno in cui obbedii ai miei superiori, il Signore mi fece un dono che mi è servito molto di più nel mio ministero di tutte le conferenze che avrei potuto ascoltare a Roma. La parola di scienza è un carisma dello Spirito che sorprende molto coloro che vivono questa esperienza. È la comunicazione di una certezza interiore, di una certezza che non si acquisisce né con la riflessione, né con la deduzione. È come un'idea che invade la nostra mente con intensità. Essa ci cattura come una parola senza suono, una parola che viene dall'interno del nostro essere e resta presente nella nostra mente per lungo tempo.
E ne risulta che, con questo pensiero nella mente, siamo sicuri di qualcosa di cui sappiamo che non viene da noi, ma attraverso di noi. Ciò che è certo è che esiste. Credo che Nathan abbia avuto una parola di scienza quando scoprì il segreto del cuore di Davide. (2 Sam 12, 1-15) Anche Pietro ebbe una parola di scienza nel caso di Anania e Saffira. (Atti 5, 1-11). La parola di scienza sembra dello stesso ordine della profezia.
Un giorno predicavo un ritiro a Samaná, in Repubblica Dominicana. Nel mezzo dell'esposizione mi venne una parola di scienza che facevo girare con insistenza nella mente. Per concentrarmi sulla mia conferenza mi fermai e dissi: C'è qui un uomo che è venuto al ritiro sfidando sua moglie. Ella lo invitò, garantendogli che se fosse venuto, avrebbe cambiato vita. Rispose: «Verrò al tuo ritiro, ma non cambierò.» Quest'uomo è qui e il Signore gli dice che rispetta la sua libertà. Ma che si ricordi di ciò che ha detto sant'Agostino: «Temo Dio che passa e non ritorna».
Nella parte posteriore della chiesa un uomo alto e forte cadde in ginocchio e cominciò a piangere. Dopo la messa si avvicinò al sacerdote e confermò tutti i dettagli della parola di scienza. Si confessò, diede la sua vita a Dio e aggiunse: «Padre, se avete bisogno di me per qualcosa, sono disponibile.» Si tratta quindi di un'idea chiara che ci arriva al pensiero. A mano a mano che la comunichiamo, appaiono dei dettagli.
Questa esperienza è simile alla lettura di un messaggio scritto sui fazzoletti di una scatola di Kleenex: sul primo fazzoletto ci sono le parole che devo leggere, poi tolgo quel fazzoletto e leggo ciò che dice il secondo. Non si può leggere né comprendere ciò che è scritto sul terzo se non si sono letti gli altri 2. Allo stesso modo si comunica il primo messaggio e subito dopo lo si completa man mano che lo si trasmette. Come riconoscere l'autenticità di una parola di scienza? Solo dai risultati.
Le testimonianze sono il termometro che determina se la parola viene dal Signore o no. Alcuni ministeri produrranno frutto solo se accompagnati dalle testimonianze: così, per esempio, se si annunciano guarigioni con una parola di scienza ma queste non sono confermate dalle testimonianze, ciò sembrerebbe dubbio e potrebbe suscitare critiche anziché lodi a Dio. Nel novembre 1982 predicavo una serie di ritiri nella Polinesia francese. Fu preparata una messa per i malati sui terreni dell'arcivescovado di Tahiti.
Quella sera c'erano più di 5.000 persone sull'esplanade, sotto un cielo pieno di stelle che mi ricordava la promessa di Dio ad Abramo. Dopo la comunione feci una preghiera per i malati. Tutta quella folla pregava in lingue. Era un momento pieno di fervore e di fede. Mentre lo Spirito cantava in noi, cominciarono a venire parole di scienza. Questi messaggi sono facilitati dalla preghiera in lingue, perché il canale della nostra mente è vuoto e quindi più disponibile a ricevere la Parola del Signore. Tra queste parole, ce ne fu una che mi sorprese per la sua precisione.
La trasmisi così come mi era arrivata alla mente: «C'è qui una persona che viene alla messa per la prima volta. È venuta da molto lontano. Soffre alla colonna vertebrale all'altezza della quarta vertebra. Il suo dolore è stato causato dalla caduta di una noce di cocco. In questo momento un grande calore ti invade la schiena. Il Signore ti sta guarendo. Presto darai la testimonianza della tua completa guarigione.» Il giorno seguente avevamo un'altra celebrazione eucaristica. L'assemblea era ancora aumentata.
Vi abbiamo vissuto un'esperienza indimenticabile della potenza e della misericordia di Dio. Prima di terminare approfittammo dell'occasione per chiedere testimonianze di persone guarite il giorno prima. Sentimmo testimonianze meravigliose. Tra le altre, c'era quella di una signora che ci disse: Io sono protestante dalla nascita. Non avevo mai assistito a una messa cattolica fino a ieri.
Dato che soffrivo molto alla colonna vertebrale, e avendo saputo che il Signore aveva guarito diversi malati durante l'Eucaristia del giorno prima, mi sono lasciata convincere da un'amica e sono venuta ieri sera a chiedere a Dio la mia guarigione, anche se dovevo fare un lungo tragitto per venire qui. Quando il sacerdote ha annunciato che una persona che soffriva alla colonna vertebrale stava guarendo, ho sentito un calore intenso salirmi alla schiena. Quando ha aggiunto che era all'altezza della 4a vertebra, ho capito che quella ero io.
Ma ciò che mi stupì di più fu quando affermò che quel male era stato causato dalla caduta di una noce di cocco. Un anno e mezzo fa, mentre vendevo noci di cocco ai turisti, le facevo cadere dalla palma con un bastone. E una mi cadde sulla schiena, ferendo la mia quarta vertebra. Dato che allora ero incinta, non potevo essere operata. Il medico preferì attendere che nascesse il bambino prima di operarmi. Mi disse che non sapeva bene come operare, perché la vertebra si era come saldata.
Io soffrivo molto, soprattutto la notte, cercando una posizione più comoda nel letto per addormentarmi. Ieri sera, quando sentii quel calore e quel tremore, piangevo molto. Sentii una grande presenza del Signore in me. Arrivando a casa mi resi conto che ero completamente guarita. Io non ho più alcun dolore alla colonna vertebrale e voglio rendere grazie al Signore pubblicamente.
Anche io rendevo grazie al Signore, perché i dettagli erano tutti esatti, ciò che mi aiutò a credere ancora di più io stesso alla parola di scienza come parola che ci viene dallo Spirito e non come sensazione fisica o conoscenza psicologica, perché i dettagli sono troppo esatti per essere frutto dell'immaginazione. In questo caso preciso potei verificare con la cassetta della testimonianza registrata che tutti i dettagli coincidevano. Quando questa signora diede la sua testimonianza, tutti lodavano il Signore e la fede nella presenza di Gesù Risorto crebbe ancora di più nella comunità cristiana.
È la stessa cosa che accadde alla Samaritana al pozzo di Giacobbe, quando Gesù le rivelò attraverso una parola di scienza: «Hai avuto ragione a dire che non avevi marito, perché ne hai avuti 5 e quello che hai ora non è tuo marito. In questo dici il vero.» Dopo la conversazione con Gesù, la Samaritana uscì di corsa dalla città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto ciò che ho fatto.
Non sarebbe il Messia?» (Giovanni 4,29) Così, come attraverso una parola di scienza si convertì il popolo di Samaria, così attraverso questo carisma della parola di scienza la comunità si edifica, la fede cresce e l'assemblea loda il Signore. Un giorno il Cardinale Suenens mi chiese di fare un articolo per spiegare come questa parola di scienza ci viene alla mente. Gli risposi: Eminenza, non so spiegare bene questo carisma. È difficile come se mi chiedeste di fare un articolo sul modo in cui una distrazione ci viene alla mente.
Nell'estate del 1982 mi fu chiesto di fare 9 trasmissioni televisive sul Rinnovamento Carismatico per il canale CHOT di Ottawa. Queste trasmissioni di mezz'ora furono registrate su videocassette per essere trasmesse alla fine dell'autunno seguente. Durante la preghiera per i malati nell'ultima trasmissione, ebbi alcune parole di scienza che annunciavano le guarigioni che il Signore stava operando. Dissi: In questo momento c'è un uomo solo in un ospedale. È malato alla schiena, ma il Signore lo sta guarendo. Sente un calore che invade la sua schiena. Può alzarsi e camminare.
Tornando a casa mi ricordavo che la trasmissione non passava in diretta, ma sarebbe stata trasmessa diversi mesi dopo. Ero un po' perplesso e pensavo persino: «Forse quest'uomo non è ancora rientrato in ospedale e io ho già annunciato la sua guarigione nel Nome del Signore.» Risì molto dell'umorismo del nostro Dio. Alla fine del mese di gennaio ricevetti una lettera da B.G. che aveva avuto un problema delicato e mi scriveva così: «16 gennaio 1983 a causa di una malattia ho smesso di lavorare: avevo due vertebre spostate nella schiena. Gli esercizi e la terapia non servirono a nulla.
In dicembre fui sottoposto a un intervento chirurgico che durò 4 ore e ottenni il movimento della gamba destra. Il giorno della mia operazione, il 9 dicembre, il mio cuore fu lacerato da una dura prova per me e per la mia famiglia. Il 18 dicembre ero in ospedale, debole fisicamente e moralmente. La mia fede sembrava morta. Alle 18:35 accendevò la televisione. La trasmissione «Amore senza frontiere» stava finendo e voi dicevate: «Un uomo solo nella sua camera d'ospedale soffre alla schiena e in questo momento Gesù comincia a guarirlo. Sente una grande presenza di Dio in tutto il suo essere.
Più tardi testimonierà della sua guarigione.» Così si concluse la trasmissione. Non restava abbastanza tempo per il canto finale. Io ero tutto in lacrime, profondamente impressionato. Come, mi dicevo, poteva Gesù unirsi a un cuore così ferito, così frustrato e così chiuso? Ma non è forse per questi cuori che è morto? Oggi, un mese dopo, vi racconto questo. La mia guarigione progredisce meravigliosamente. Per la prima volta nella mia vita conosco la pace del perdono senza condizioni. Come a Tahiti, tutti i dettagli erano verificati.
L'unica cosa un po' speciale era che il Signore mi aveva annunciato in giugno una guarigione che sarebbe avvenuta il 18 dicembre successivo, e io avevo detto «in questo momento...» Attraverso questa testimonianza ho imparato qualcosa di molto più importante. Il Signore non è limitato dal tempo: lui poteva dare una parola che annunciava ciò che sarebbe accaduto dopo, dicendo «in questo momento». Da questo conclusi che Dio non ha né orologio, né calendario. Egli è l'eterno presente.
V
LA GUARIGIONE
Esistono tre tipi di malattie e ognuna richiede una preghiera speciale per la sua guarigione. 1) La malattia corporea, causata da molteplici cause, richiede una semplice preghiera di guarigione fisica. 2) La malattia del cuore, causata da una ferita emotiva, richiede una preghiera di guarigione interiore. 3) La malattia dello spirito, dovuta al peccato, Gesù la guarisce grazie alla fede convertendoci. Vogliamo sottolineare solo 2 punti essenziali: 1) L'unità dell'essere umano: benché composto di corpo, anima e spirito (1 Tes, 5,23), l'essere umano è uno e indivisibile. Lo abbiamo diviso solo per ragioni pedagogiche. 2) L'interdipendenza: corpo, anima e spirito sono collegati a livelli che non si possono precisare. Ma dipendono sempre gli uni dagli altri.
A. Malattia del corpo e guarigione fisica. In primo luogo non pensavamo di approfondire questo tema della guarigione fisica, poiché tutto il libro è una testimonianza vivente dell'azione «guaritrice» del Signore. Inoltre, sono già stati scritti numerosi e ottimi libri e articoli su questo tema tanto appassionante del Rinnovamento Carismatico. Vogliamo solo testimoniare che il Vangelo è vero nel XX secolo, aggiungendo alcune considerazioni che ci sembrano pertinenti. Tutta l'attività salvifica di Dio si è manifestata sotto due forme: con i fatti e con le parole.
San Luca sintetizza meravigliosamente l'azione di Gesù quando dice: Nel primo libro, o Teofilo, ti ho scritto tutto ciò che Gesù ha fatto e insegnato (Atti 1,1). Il Concilio Vaticano II ci mostra le due facce della stessa medaglia quando afferma: «La rivelazione si fa con atti e parole intrinsecamente legati tra loro. Come gli atti manifestano e confermano la dottrina, così le parole a loro volta proclamano gli atti e li spiegano.» (Dei Verbum, n. 2). Alla fine conclude come il Cristo Gesù (Evento e Parola di Dio) sia la pienezza della rivelazione.
C'è chi afferma che l'importante è la guarigione spirituale e non la guarigione fisica. Altri pensano che le guarigioni siano accidentali; che il carisma di guarigione non sia essenziale e che al di sopra di tutto debba esserci la carità. Credo che questa distinzione «essenziale-accidentale» non appaia nel Nuovo Testamento. Piuttosto che fare divisioni, dobbiamo chiederci: Dio vuole guarire i suoi figli?
Quanto al fatto che la Carità sia il carisma per eccellenza, sono completamente d'accordo, ma chi può negare che la guarigione sia un meraviglioso veicolo attraverso il quale si rivela la carità verso coloro che soffrono? La carità non è eterea né astratta, ma concreta come una persona guarita. Il dono di guarigione è fondamentalmente un dono di carità. Nei vangeli appare 40 volte il verbo «guarire» e inoltre, in una dozzina di occasioni, il verbo che di solito si traduce con «salvare» significa anche «guarire». Cioè, l'atto di «salvare» include l'azione di «guarire».
Coraggio, figlia mia, la tua fede ti ha salvata = guarita. E da quel momento la donna fu guarita, salvata (Mt 9,22). E tutti coloro che toccarono il mantello di Gesù furono salvati, guariti. (Mt 14,36). Non temere, abbi solo Fede e tua figlia sarà salvata = guarita (Luca 8,50). Vedere a questo proposito: (Mat. 14,36) (Marco 3,4; 5,23-28; 6,56; 10,52) (Giovanni 11,12) (Atti 14,9). La salvezza portata da Gesù afferra l'uomo tutto intero. Gesù non è venuto a salvare solo le anime. L'uomo tutto intero lo interessa: corpo e anima.
a) Gesù. Sarebbe superfluo ed estenuante offrire citazioni bibliche sul ministero di guarigione di Gesù. Tutto il Vangelo non è che un'interminabile catena di atti misericordiosi di Gesù che guarisce i malati. Vogliamo solo presentare alcuni testi che hanno un significato speciale. In primo luogo, la presentazione del ministero di Gesù: Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha unto per annunciare ai poveri la Buona Novella, mi ha inviato a proclamare la liberazione dei prigionieri, a rendere la vista ai ciechi, a liberare gli oppressi e ad annunciare un anno di grazia del Signore. (Luca 4, 18-19).
È così che vediamo che la missione di Gesù era di guarire tanto fisicamente che interiormente e di liberare da ogni legame che rende l'uomo schiavo, specialmente dal peccato. (cfr. Mt 4, 23-25). Gesù dice altrove che il medico non è venuto a cercare i sani, ma i malati, non i giusti, ma i peccatori. La sua missione non si discute; il problema è che riconosciamo la necessità della sua salvezza.
È per questo che ci fa una raccomandazione che è una parola piena di misericordia e di fiducia: Venite a me, voi tutti che siete esausti e piegati sotto i vostri fardelli, perché io vi solleverò (Mt 11,28).
Il suo nome in ebraico, Y'shua, significa «Dio salva». Egli è la Salvezza integrale di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.
b) La Chiesa. Come il padre ha inviato me, così anche io invio voi. (Giovanni 20,21). I 12 apostoli proseguono nel tempo e nello spazio l'opera di salvezza di Gesù. Sono i responsabili della diffusione dei frutti dell'opera redentrice del Cristo Gesù. Sono inviati a predicare e a guarire tutto a un tempo. Non sono solo coloro che trasmettono una parola, ma anche i portatori della salvezza di Gesù. La Chiesa non è solo quella che annuncia la Buona Novella che ci ha salvati, ma anche quella che porta questa salvezza (il sacramento di salvezza) (Testi: Mt 10, 5-8, Luca 9, 16).
Questa missione non si riduce ai dodici, ma tocca i settantadue discepoli. Guarite i malati che troverete e dite loro: il Regno di Dio è vicino (Luca 10,9). E, alla fine del vangelo di Marco, vediamo che questa missione si estende non solo ai 12, ai 72, ma anche a «tutti coloro che credono». Andate in tutto il Mondo, proclamate ovunque la Buona Novella.
Ecco i segni che accompagneranno coloro che crederanno: nel mio Nome, scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno serpenti nelle loro mani e, anche se bevessero del veleno, questo non farebbe loro alcun male. Imporranno le mani ai malati e questi saranno guariti. (Marco 16,15-18). L'ultima frase del vangelo di Marco non è la fine del vangelo, si prolunga fino a noi. Uscirono a predicare da ogni parte, il Signore li aiutava e confermava la sua Parola con i segni che l'accompagnavano (Marco 16,20).
Una delle caratteristiche che distingue l'autentico apostolo è la presenza di segni, prodigi e miracoli. (2 Cor. 12,12 e Romani 15,19).
c) I segni. Curiosamente troviamo nel 4° vangelo che Giovanni non parla di miracoli o guarigioni, ma di «segni». Un segno ci conduce sempre al significato. Così, come il fumo ci mostra l'esistenza del fuoco, così un miracolo o una guarigione ci significa che Dio è lì, all'opera, e salva. Sono segni visibili dell'azione invisibile di Dio. Le guarigioni sono fari che ci indicano: 1) Che Gesù è Vivo oggi e ha lo stesso potere che in Samaria e in Galilea per guarire i malati.
2) Che Dio ci ama e vuole la salvezza integrale dell'uomo, del suo corpo e della sua anima. 3) Che Gesù è il Messia. Quando i discepoli di Giovanni Battista andarono a chiedere a Gesù se era lui il Messia, egli non rispose ma cominciò a guarire i malati. Spesso non si ammettono i miracoli e le guarigioni perché implicano anche l'accettazione di Gesù e delle sue esigenze. Come accettare i segni implica riconoscerne il significato. È per questo che li si nega.
Dopo un ritiro tornai a casa e raccontai le meraviglie del Signore. C'era un sacerdote francese che mi ascoltava attentamente, ma incredulo. Gli raccontai come, durante la Messa di guarigione, il Signore avesse restituito la parola alla moglie dell'animatore del gruppo di preghiera. Ella aveva appena dato pubblicamente la sua testimonianza davanti alla folla, mentre da 4 anni e mezzo non poteva più pronunciare una sola parola. Ma il sacerdote mi disse, molto sicuro di sé: — «Il miracolo non è dove credi.»
— «Come, domandai, che dici?» e lui di rispondere: — «Il miracolo non è nel fatto che possa parlare, ma in quello che una donna abbia passato 4 anni e mezzo senza parlare...» Le guarigioni non sono dimostrazioni della veracità di una dottrina. È Dio che salva. Gesù non guarisce per provare che è Dio, ma perché è Dio. Ogni segno serve a manifestare qualcosa. Tale è la finalità delle guarigioni che il Signore realizza.
Esse vengono a ricordarci, in questo tempo dominato dall'efficacia e dal pragmatismo, che il nostro Dio è presente in mezzo a noi ed è capace di fare meraviglie. Esse dimostrano il potere di Dio perché ci abbandoniamo pienamente a lui, in tutti gli aspetti della nostra vita umana. Che i miracoli siano segni, la seguente testimonianza lo mostra: Un pomeriggio facevo visita a un poliziotto, il capitano Munoz. Agonizzava nel suo letto. Non mangiava più da 50 giorni. Beveva solo alcol ogni 3 ore.
Pregammo per lui e il Signore lo liberò dalla sua passione per l'alcol in modo straordinario. Smette subito di bere e non ebbe nemmeno bisogno di passare dall'ospedale per la sua disintossicazione. Mi ricordai di quella parola della Sapienza: Non è né erba né impiastro a rendere loro la salute, ma la tua parola, Signore, quella che guarisce tutto. (Sapienza 16:12). Il giorno dopo sostituì la bottiglia di rum con la bibbia e la leggeva piangendo e diceva: «Com'è buono il Signore!»
Tuttavia questo mi procurò molti problemi, perché il giorno dopo c'erano grida e litigi fuori dalla chiesa. Le donne i cui mariti bevevano, facevano la coda e cercavano di tenere i loro mariti perché pregassimo per loro. Era curioso vedere più ubriachi in chiesa che nelle bettole e nei bar. Il Signore volle liberare così questo poliziotto per risvegliare la fede nel suo NOME, ma ciò non accadeva così in tutti i casi. I malati che hanno fiducia in Gesù dovrebbero metterci anche del loro. Come non tutti i poliziotti sono ubriachi come il capitano Munoz, così non tutti gli ubriachi ricevono la salute allo stesso modo. Ma l'importante è che attraverso un caso come questo cresca la fede nel potere salvifico di Dio, che può cambiare la nostra vita nel modo che gli piace.
d) Miracoli e guarigioni. Non tutte le guarigioni sono miracoli del Signore. Ci sono guarigioni ottenute con la preghiera che non devono essere considerate miracoli. Parliamo di miracoli quando si tratta di una guarigione che nessuna scienza medica potrebbe ottenere e che Dio realizza. Nei casi in cui il Signore accelera il processo di guarigione, che si sarebbe potuto ottenere con un'operazione, il riposo o altro mezzo, diciamo semplicemente «Guarigione».
Così non ogni guarigione ricevuta nella preghiera può essere chiamata «miracolosa». A Lourdes, tra le numerose guarigioni ottenute in un secolo, pochissime sono state accettate come «miracolose», come indica la seguente statistica: «Da Catherine Latapie, guarita nel marzo 1858, fino a Serge Perrin, guarito nel 1978, 64 guarigioni miracolose sono state confermate dalla Chiesa. Tuttavia non bisogna dimenticare che nel 1972 c'erano già registrati negli archivi 5.432 casi noti di guarigioni.» Un esempio di guarigione miracolosa sarebbe il caso di Anita Siu de Sheffer.
Là il Signore fece ciò che la medicina non poteva fare. In un incidente d'automobile, dieci anni prima, in Cile, una lesione cerebrale le fece perdere completamente il gusto e l'olfatto. Essendo di classe sociale agiata, andò nei migliori ospedali degli Stati Uniti sperando di recuperare la salute. Dopo esami e terapie, i medici la informarono dell'impossibilità di operare, perché le fibre di trasmissione di queste funzioni erano più sottili di un capello. Letteralmente le avevano detto che solo un «miracolo» avrebbe potuto farle recuperare questi due sensi.
Perso la speranza di poter di nuovo gustare i sapori e sentire i profumi e i fiori. Durante la Messa dei malati a Chitré, a Panama, il Signore ci diede diverse parole di scienza su ciò che stava facendo nell'assemblea. Una di esse diceva: — «C'è qui una signora che soffre di una malattia molto seria. Sarà guarita nel corso della notte e domani testimonierà della sua totale guarigione.» Il giorno dopo Anita si accorse di aver recuperato l'olfatto. Si svegliò con la dolce fragranza delle rose che erano vicino alla sua finestra e con l'aroma del caffè in cucina.
Si alzò di colpo e raccontò la meraviglia a suo marito. Fece colazione con le lacrime agli occhi e si accorse subito che poteva gustare i cibi per la prima volta dopo l'incidente. Ciò che nessun medico di questo mondo poteva fare, lo aveva fatto il Signore Gesù, signore dell'impossibile. Poi, piangendo di gioia, disse a tutta l'assemblea: Ho 2 figli ma non avevo mai potuto sentire il loro odore. Voi mamme, sapete cosa significa sentire l'odore dei vostri figli.
Ebbene, stamattina mi sono avvicinata a loro, li ho baciali e ho cominciato a sentire dolcemente il loro odore. (1) cfr. «La guérison dans la mission de l'Église», p. 132, dell'Abbé G. Seigneur, Éditions S.O.S., rue du Bac, Paris. Un'altra bellissima testimonianza di guarigione miracolosa fu scritta dalla persona stessa nella sua lettera del 25 agosto 1981: Soffrivo di artrite reumatoide. Non è una malattia che si possa confondere con l'artrite o i reumatismi, malattie proprie delle persone di una certa età, senza gravi conseguenze.
L'artrite reumatoide ha cause sconosciute e non si sa curarla. Attacca le articolazioni producendo grande dolore e l'organismo le rigetta. La persona ha il corpo che si irrigidisce, si deforma e finisce su una sedia a rotelle. Cominciò in ottobre scorso con dolori alle caviglie, alle ginocchia e ai polsi, con una stanchezza generale. Pensando che non fosse grave, andai dal medico che mi fece fare analisi che permisero di scoprire l'artrite. Il laboratorio mi raccomandava di andare negli Stati Uniti per cercare un trattamento.
Nel centro artritico dove ero curata fui molto colpita dalle diverse fasi della malattia. Il dottor Alonso Portuondo, lo specialista, confermò la diagnosi e mi disse che questa malattia era incurabile. Si poteva solo renderla stazionaria con i sali d'oro. Il rimedio ha effetti negativi: ebbi eruzioni su tutto il corpo, persi i capelli e le unghie dei piedi. Il mio tasso di piastrine del sangue e di globuli bianchi divenne anormale. Allora venne in Paraguay il padre É. Tardif. Lo ascoltai per la 1a volta nella chiesa di Sant'Alfonso.
Al momento della guarigione sentii che il mio cuore stava per esplodere, batteva così forte che ne sentivo i palpiti. La seconda volta fu nella chiesa di Coronel Oviedo. Di nuovo, al momento della preghiera di guarigione, sentii un tremore in tutto il corpo. Il padre disse che in quel momento due donne colpite da artrite stavano guarendo. Disse loro di mettersi in ginocchio. In verità, non ebbi il coraggio di farlo, perché non ero convinta che si trattasse di me e non credevo a questo tipo di guarigione, forse per mancanza di fede. Andai a una terza messa.
Allora i miei dolori erano scomparsi e non prendevo più medicine. Mia madre si informò presso la suora Marguerite Prince su quale fosse il giorno della partenza del padre Émilien, e riuscimmo a incontrarlo di nuovo in aeroporto. Egli fece allora, con il padre André Car, una preghiera per la mia guarigione. Concludendo, mi disse: «non dire più "ho l'artrite" ma "l'avevo", perché sei guarita.» I miei dolori scomparvero e non prendevo più medicine (mentre ero arrivata alla dose di 12 ascriptin al giorno e a iniezioni settimanali di sale d'oro). Feci delle analisi e vidi che ero realmente guarita.
Il dottor Nicolas Breuer, uomo molto credente che è il mio medico ad Asunción, mi disse: «Bisogna ammettere che, al di là della Scienza, c'è qualcosa di superiore e nulla gli è impossibile.» I medici mi spiegarono che la persona che soffre di questa malattia non perde mai, nemmeno nell'ipotesi della sua guarigione, l'artritest, il segno che resta per tutta la vita. È come il malato che ha avuto un infarto: ne conserva la cicatrice nel cuore. Mentre io non ho più traccia dell'artritest. L'unica spiegazione è un miracolo di Dio (Marie Thérèse Galeans de Baez).
Coloro che pensano che le guarigioni siano qualcosa di superficiale nel ministero di Gesù si sbagliano completamente. Coloro che credono che oggi non ci sia più bisogno di guarigioni, e che l'essenziale sia annunciare il vangelo, dimenticano il metodo pastorale di Gesù. Noi progettiamo e cerchiamo mille modi per attirare la gente che viene sempre meno in chiesa. Organizziamo feste, concerti, confronti, ecc., e i risultati sono poveri. Gesù, invece, guariva i malati e la gente veniva in massa.
Tanto numerosa che un giorno si fece passare un paralitico dal tetto della casa di Pietro, perché non c'era modo di passare attraverso la folla. È la stessa cosa che succede quando Gesù guarisce. Oggi i malati sono folle che vengono, folle che non stanno nemmeno negli stadi, ed è allora che annunciamo loro il Regno di Dio. Le conseguenze sono molto più grandi delle semplici guarigioni fisiche. Perché i segni del potere di Dio non sono solo uno spettacolo, aiutano efficacemente il rinnovamento della vita di fede.
È ciò che dice la lettera dell'arcivescovo di Tahiti al mio superiore provinciale, della quale trascriviamo integralmente la prima parte: Papeete 30/11/80 Molto Reverendo Padre, Assente dalla diocesi per tutto il soggiorno del Padre Tardif dal 21 ottobre al 14 novembre, ho constatato al mio ritorno, il 26 novembre, il cambiamento dovuto al suo passaggio. Non torno sulla descrizione che vi ha già fatto il P. Hubert, mio fratello, voglio solo dirvi 1 — Il numero dei praticanti la domenica è considerevolmente aumentato.
2 - Si è instaurato un certo clima ecumenico.
3 - La vita spirituale ovunque nasce o rinasce.
4 - Le conversioni sono state importanti e le confessioni estremamente numerose.
5 - Il clero, le religiose, i fratelli... hanno molto apprezzato la predicazione del P. Tardif.
6 — I matrimoni in preparazione permetteranno la regolarizzazione di una quantità di unioni illegittime e certamente un rinnovamento della vita familiare. Mai la diocesi ha conosciuto una tale spinta di fede — Abbiamo avuto 2 Sinodi, una Revisione Apostolica, ritiri tenuti da eccellenti sacerdoti negli ultimi 15 anni... abbiamo conosciuto grandi manifestazioni religiose... ma nessun risultato popolare e profondo paragonabile a questo. Michel Coopenrath Arcivescovo di Papeete. Un solo esempio tra mille di ciò che accadde. Le guarigioni hanno un obiettivo molto chiaro di cui dobbiamo tener conto.
L'Arcivescovo di Brazzaville lo ha manifestato in modo magnifico. Tahiti basta: Durante la Messa per i malati, un cieco cominciò a piangere durante l'elevazione dell'Ostia Santa e, mentre si asciugava le lacrime, cominciò a vedere. Incontrando Gesù, luce del mondo, recuperò la luce nei suoi occhi. Ciò impressionò molto Gabilou, famoso cantante del Pacifico, 2° premio all'Eurovision. Si iscrisse al secondo ritiro, durante il quale si pentì, si confessò e fece la comunione.
Durante la messa di chiusura testimoniò dicendo: «C'è stato qui molte guarigioni, ma la più grande l'ho ricevuta io, perché il Signore mi ha guarito spiritualmente. Da 16 anni ero lontano dalla vita cristiana e dai sacramenti, ma durante questo ritiro ho incontrato Gesù e non voglio più vivere né cantare che per lui.» Ripeté la sua testimonianza in televisione e poi nello Stadio davanti a 20.000 persone. Oggi evangelizza con canti carismatici, interpellando i giovani. Gesù è anche il Signore dei cantanti e degli artisti.
in una lettera circolare a tutte le parrocchie del suo Arcidiocesi che riportiamo parzialmente qui:
Brazzaville 7 ottobre 83. Siamo stati molto contenti della predicazione del Padre Tardif che ha ripreso il tema del centenario dell'evangelizzazione del Congo: il rinnovamento della fede. Queste predicazioni sono state spesso accompagnate da guarigioni spirituali, morali e fisiche. Lo spettacolo più strabiliante in queste guarigioni era vedere durante la preghiera i malati guarire, i paralitici camminare, i muti parlare. Era rivivere i tempi della Chiesa primitiva con Gesù.
Ma che nessuno dimentichi l'obiettivo di questi segni miracolosi di Gesù: sono una testimonianza per risvegliare la fede di coloro che non credono e per rafforzare la fede dei credenti. Beati i vostri occhi perché vedono e beate le vostre orecchie perché sentono. Vi assicuro che molti profeti e giusti desiderarono vedere ciò che vedete ma non l'hanno visto, e sentire ciò che sentite ma non l'hanno sentito (Matteo, 13,16-17). Il Padre Tardif ci ha predicato un vangelo di verità e non di menzogna.
Aver visto questi segni e non credere, ecco ciò che Gesù chiama «peccare contro lo Spirito Santo», perché ci si rifiuta di vedere la verità... ciò che è molto grave. La potente predicazione che abbiamo vissuta lascerà una traccia profonda della quale le generazioni congolesi parleranno a lungo, come si parla ancora di Gesù Cristo, dei suoi detti e dei suoi segni. Monsignor Barthélémy Batantu Arcivescovo di Brazzaville. Credo che i testi biblici e persino le testimonianze dei santi nella Vita della Chiesa siano così numerosi che non è necessario giustificare né attaccare le guarigioni.
Ma la questione di fondo dovrebbe essere: «Credo che Dio possa guarirmi? Ho la Fede nel potere di guarigione di Gesù che può passare attraverso di me per guarire altre persone?» A volte temiamo le meraviglie di Dio per la semplice ragione che non le comprendiamo. Il vescovo di Sangmelima, in Camerun, mi aveva invitato a un ritiro sacerdotale. Convocò tutti i suoi sacerdoti, ma uno di essi gli disse: Non voglio andarci, perché là si parlerà solo di miracoli e ancora miracoli. Il vescovo gli rispose: Vai, non avere paura.
Il tema del ritiro non è la guarigione ma la preghiera. Questo sacerdote accettò di andarci, più su suggerimento del vescovo che per convinzione. Così cominciò il ritiro. Ma il 3° giorno si mise in piedi davanti agli altri e disse: Soffrivo di un'artrite deformante alle mani che mi impediva persino di allacciare i lacci delle scarpe. Inoltre, devo dirvi che non volevo venire a questo ritiro perché temevo che si parlasse solo di miracoli. Ma durante la messa di ieri ho sentito come un grande calore alle mani.
Voglio rendere gloria a Dio perché sono perfettamente guarito. Posso muovere le mani... Allora aggiunsi ridendo: Non volevi sentire parlare di miracoli e ora sei tu che non smetti di proclamare le meraviglie del Signore. Tutti ridevano e lodavano Dio mentre lui muoveva le mani e le mostrava. Il nostro atteggiamento deve essere quello dell'abbandono completo nelle mani del Padre d'amore. Egli ha un piano meraviglioso su di noi.
e) Preghiera per i malati. L'8 febbraio 1984 abbiamo celebrato un'Eucaristia per la salute fisica dei malati che leggeranno queste pagine. Che si uniscano con la fede a questa preghiera, deponendo la loro vita tra le mani di Gesù. Signore Gesù, crediamo che sei Vivo e risorto, crediamo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare e in ciascuno di noi. Ti lodiamo e ti adoriamo. Ti rendiamo grazie, Signore, di venire fino a noi, come Pane vivo sceso dal Cielo. Tu sei la pienezza della vita. Tu sei la risurrezione e la vita. Tu sei, Signore, la Salute dei malati.
Oggi vogliamo presentarti tutti i malati che leggono questo libro, perché per Te non c'è distanza, né nel tempo, né nello spazio. Tu sei l'eterno presente e li conosci. Ora, Signore, ti chiediamo di avere compassione di loro. Visitali attraverso il tuo Vangelo, proclamato in questo libro, perché tutti riconoscano che Tu sei vivo nella tua Chiesa oggi e la loro fede e la loro fiducia in Te siano rinnovate.
Ti supplichiamo, Gesù, abbi compassione di coloro che soffrono nel corpo; di coloro che soffrono nel cuore e di coloro che soffrono nell'anima, perché pregano e leggono le testimonianze di ciò che Tu stai facendo con il tuo Spirito rinnovatore in tutto il mondo. Abbi compassione di loro, Signore. Da adesso, te lo chiediamo. Benedicili tutti e fa' che molti recuperino la salute. Che la loro fede cresca e si aprano alle meraviglie del tuo amore. Perché anche loro siano testimoni del tuo potere e della tua compassione.
Te lo chiediamo, Gesù, per il potere delle tue sante piaghe, per la tua santa croce e per il tuo sangue prezioso versato per noi. Guarisciili, Signore. Guarisciili nel corpo. Guarisciili nel cuore. Guarisciili nell'anima. Da' loro la vita, la vita in abbondanza. Te lo chiediamo per l'intercessione della Santissima Vergine Maria, tua Madre, la Vergine dei dolori, quella che era presente, in piedi, vicino alla Croce, quella che fu la prima a contemplare le tue sante piaghe e che tu ci hai dato per madre.
Tu ci hai rivelato che hai preso su di Te tutti i nostri dolori e che con le tue sante piaghe siamo stati guariti. Oggi, Signore, ti presentiamo nella fede tutti i malati che ci hanno chiesto una preghiera e ti chiediamo di alleviare la loro malattia e di rendere loro la Salute. Ti chiediamo, per la gloria del Padre del cielo, di guarire i malati che leggeranno questo libro. Fa' che crescano nella fede, nella speranza e che ricevano la salute per la gloria del tuo Nome. Perché il tuo regno continui a estendersi sempre di più nei cuori, attraverso i segni e i prodigi del tuo amore.
Ti chiediamo tutto questo, Gesù, perché Tu sei Gesù. Tu sei il Buon Pastore e noi siamo tutte piccole pecorelle del tuo gregge. Siamo così sicuri del tuo amore che, anche prima di conoscere il risultato della nostra preghiera, nella fede ti diciamo: Grazie Gesù, per tutto ciò che farai in ciascuno di loro. Grazie per i malati che stai guarendo adesso. Che stai visitando con la tua misericordia. Grazie Gesù per tutto ciò che farai attraverso questo libro. Lo deponiamo nelle tue mani da oggi e ti chiediamo di immergerlo nelle tue sante piaghe.
Ricoprilo del tuo sangue divino e che attraverso questo messaggio il tuo cuore di Buon Pastore parli ai cuori di tanti malati che lo leggeranno.
Gloria e lode a Te, Signore!
Parte II
https://émilientardif.rcmission.net/2016/index.php?Lng=FR&mod=Publications&fct=Ecrits&pag=Jesus_ma_fait_temoin_II.html