L’importanza della testimonianza
Cari amici, il tema della riflessione di questo pomeriggio è l’importanza della testimonianza, e credo che più avanziamo in questo rinnovamento spirituale nello Spirito Santo, che viviamo in tutta la Chiesa, più vediamo l’importanza della testimonianza per edificare la fede, per costruire la comunità cristiana.
E quando andiamo a cercare nel Vangelo ciò che Gesù diceva fin dall’inizio della sua evangelizzazione, vediamo che fin dall’inizio Gesù ha cominciato a chiedere di testimoniare. Quando i discepoli di Giovanni Battista andarono a incontrare Gesù, come si legge nel Vangelo secondo San Luca, capitolo 7, versetto 18, è detto: «I discepoli di Giovanni lo informarono di tutto ciò, chiamando a sé 2 dei suoi discepoli, Giovanni li mandò a dire al Signore: “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attenderne un altro?”».
Giunti presso di Lui, i suoi uomini dissero: «Giovanni Battista ci manda a dirti: “sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”». A quell’ora Gesù guarì molta gente afflitta da malattie, infermità, spiriti malvagi, e rese la vista a molti ciechi. Poi rispose agli inviati: «Andate e dite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati e i sordi odono, i morti risuscitano, la Buona Novella è annunciata ai poveri, e beati coloro che, dopo avermi incontrato, non tornano indietro sconcertati.»
Fin dall’inizio della sua vita pubblica Gesù chiedeva: «Andate e dite, raccontate ciò che avete visto e udito», perché la testimonianza ha una potenza straordinaria per far conoscere ai nostri fratelli l’amore di Dio. Quando si è testimoni si ha una forza di convinzione che non si può avere soltanto con la semplice argomentazione.
Quando vedete un incidente d’auto, per esempio, se c’è un incidente d’auto e voi siete lì presenti, e arrivano i poliziotti e si cerca chi è il responsabile dell’incidente, se voi eravate lì presenti potete dire: «Io sono testimone perché ho visto e so che la responsabilità è di tale o talaltro». Il testimone viene a portare luce nelle tenebre. Quando non si sa bene da dove venga la responsabilità di quell’incidente, è il testimone che viene a portare luce.
E quando il Signore ci ha detto: «Voi siete la luce del mondo, il sale della terra», ci diceva semplicemente che saremmo stati i suoi testimoni, i testimoni che portano luce nelle tenebre, i testimoni che possono dire: «l’ho visto ed è vero!».
E Gesù, quando ha voluto identificarsi come Messia Salvatore, non ha cominciato ad argomentare con argomenti di alta teologia, non ha cominciato a discutere, ma a dare segni, perché quei segni fossero ciò che venisse a provare che Egli è davvero il Messia Salvatore. Anche gli apostoli andavano in giro a raccontare ciò che Gesù aveva fatto. Erano i testimoni, e Gesù ci ha chiesto di essere suoi testimoni ovunque.
Ma per essere testimoni autentici, testimoni audaci, Gesù ci ha dato una potenza straordinaria quando ha detto ai suoi discepoli, prima di salire al cielo: «Non allontanatevi da Gerusalemme, aspettate, tra pochi giorni sarete battezzati nello Spirito Santo». Come leggiamo negli Atti degli apostoli, capitolo 1: «È nello Spirito Santo che sarete battezzati tra pochi giorni». Allora gli apostoli, che non capivano molto bene ciò che voleva dire il Signore, con la loro mentalità politica cominciavano a credere che Gesù parlasse della costituzione del Regno d’Israele.
E Gesù disse loro: «No, non si tratta di questo, ma riceverete una forza: quella dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e allora sarete i miei testimoni». Il Battesimo nello Spirito Santo, questa effusione dello Spirito di cui godiamo nelle nostre vite, di cui godiamo oggi in un modo del tutto privilegiato nella Chiesa universale, è la forza dall’alto che ci è data per essere testimoni, per testimoniare. Il Signore vuole testimoni ovunque e vuole darci la forza di essere testimoni audaci, e allora ci dona il suo Spirito Santo.
Il suo Spirito Santo che ha trasformato gli apostoli il giorno della Pentecoste.
Ricordiamo come San Pietro fosse così timoroso che, nel momento in cui Gesù era stato condannato a morte, mentre Gesù saliva al Calvario con la sua croce, un’umile serva del castello credette di riconoscere Pietro come uno dei compagni di Gesù e disse: «Anche tu sei uno dei loro, uno dei discepoli, uno degli amici di Gesù», e Pietro se ne difese dicendo: «Io non conosco quest’uomo». E affermando che non lo conosceva, aveva paura, era preso dal timore. E tre volte rinnegò Gesù e il gallo cantò. E Pietro riconobbe di aver rinnegato il suo maestro.
Ma non aveva avuto la forza di dichiararsi discepolo di Gesù perché non aveva ancora ricevuto quella forza dall’alto. Ma il giorno della Pentecoste, mentre i discepoli erano riuniti nel Cenacolo in preghiera con Maria, la madre di Gesù, attendevano quella promessa del Padre che Gesù aveva loro promesso dicendo: «Non allontanatevi da Gerusalemme, aspettate, riceverete la forza dall’alto, riceverete lo Spirito Santo». E allora, nel Cenacolo, quando lo Spirito Santo scese sulla Chiesa primitiva, in occasione di quel Battesimo nello Spirito Santo di tutta la Chiesa primitiva, degli apostoli e dei primi discepoli che erano lì riuniti, ricevettero quella forza dall’alto, uscirono dal Cenacolo e andarono sulla piazza pubblica a proclamare Gesù Salvatore, Gesù Risorto, Vivo e Vero!
Con audacia proclamare che Gesù è il Salvatore: questa forza del testimone, la forza che li avrebbe spinti a testimoniare fino agli estremi confini della terra. E vediamo oggi, cari fratelli, come lo Spirito Santo rinnovi in tutta la Chiesa questa forza della testimonianza. Perché la testimonianza ha una potenza di edificazione straordinaria nel Regno. Io potrei dirvi che, quando si testimonia, i cuori si aprono e i nostri amici cominciano a scoprire l’Amore di Dio, la potenza di Gesù Cristo.
Quante volte ho visto, nelle predicazioni, mentre raccontavo come il Signore mi aveva guarito un giorno, nel mese di luglio 1973, da quella tubercolosi polmonare di cui soffrivo nell’ospedale del Québec, in Canada, come il Signore mi aveva guarito totalmente in occasione della preghiera di 5 laici che erano venuti a farmi visita, mi imposero le mani e pregarono per me. E Gesù mi guarì totalmente nell’arco di 2 o 3 giorni. E raccontando in dettaglio questa testimonianza, che ho già raccontato qui l’anno scorso, ho visto in molti paesi che, durante la testimonianza, c’è gente che ha ricevuto una guarigione.
Il cuore si apre durante la testimonianza e si è capaci di accogliere le benedizioni di Dio, le grazie di Dio.
Ricordo, tra l’altro, che stavo dando un ritiro carismatico a Città del Messico e un sabato mattina, mentre raccontavo l’importanza della testimonianza e raccontavo la mia stessa guarigione, un uomo che era lì nell’assemblea, dove c’erano più di 2.000 persone, un uomo che soffriva molto alla colonna vertebrale da anni e non riusciva a guarire, era lì e disse, nella sua testimonianza il giorno dopo, la domenica, che nel momento in cui raccontavo la mia guarigione, si disse in cuor suo: «Ma se il Signore ha guarito mio fratello, può guarire anche me».
E lì nel suo cuore nacque un immenso desiderio di ricevere anch’egli la salute. E cominciò a tremare, era lì nella folla, cominciò a tremare senza che si dovesse nemmeno fare una preghiera per gli infermi. Cominciò a tremare nel suo corpo, sentì una presenza del Signore del tutto speciale e in un calore molto grande, si rese conto che stava accadendo qualcosa. E il giorno dopo, all’ora delle testimonianze, venne a testimoniare che era perfettamente guarito. E quel dolore della sua colonna vertebrale era stato guarito dalla potenza dell’Amore di Gesù nell’ora della testimonianza.
Quando Gesù seppe che i farisei avevano sentito dire che faceva più discepoli e battezzava più di Giovanni, benché a dire il vero Gesù stesso non battezzasse, ma i suoi discepoli, lasciò la Giudea e tornò in Galilea. Ora doveva attraversare la Samaria. Arriva quindi a una città della Samaria chiamata Sicar, vicino alla terra che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe. – 2 settimane fa ero in Israele ed ero lì al pozzo di Giacobbe, visitavo quel luogo al pozzo di Giacobbe, che è conservato e che i pellegrini vanno a visitare, ho persino bevuto dell’acqua al pozzo di Giacobbe e ripassavo nel cuore quell’evento –.
Quando Gesù arrivò, arriva quindi a una città della Samaria chiamata Sicar, vicino alla terra che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe, lì si trovava il pozzo di Giacobbe. Gesù, stanco per la camminata, se ne stava seduto vicino al pozzo. Era circa la sesta ora e una donna di Samaria viene ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». I suoi discepoli, infatti, erano andati in città a comprare qualcosa da mangiare.
E lì, la samaritana, tutta stupita che un giudeo le parlasse, perché c’era divisione tra i Samaritani e i Giudei, gli disse: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» E infatti i Giudei non parlavano ai Samaritani. E Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è Colui che ti dice: dammi da bere, saresti tu a pregarlo e ti avrebbe dato dell’acqua viva».
E allora lei comincia ad argomentare e dice: «Signore, non hai nulla per attingere e il pozzo è profondo. Da dove l’hai dunque l’acqua viva? Saresti più grande del nostro padre Giacobbe, che ci ha dato questo pozzo e ne ha bevuto egli stesso, così come i suoi figli e le sue bestie?». E Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete, ma chi berrà l’acqua che io gli darò non avrà più mai sete. L’acqua che io gli darò diventerà in lui fonte di acqua zampillante in Vita eterna».
E Gesù continua a dialogare con la samaritana, e allora Gesù le dice: «Va’ a cercare tuo marito», e lei dice: «Non ho sposo». E Gesù, con una parola di scienza, le dice: «Hai ragione, non hai sposo, perché ne hai avuti 5 e quello che hai attualmente non è tuo sposo». Allora lei è tutto stupore, si sente scoperta, si sente conosciuta da Gesù, che per lei era uno sconosciuto, è del tutto stupita e allora se ne va rapidamente dai Samaritani per dir loro: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto ciò che ho fatto.»
Era talmente stupita perché ha visto che Gesù era qualcuno di speciale, perché le aveva detto non soltanto che quello non era suo sposo, ma le aveva detto tutto ciò che aveva fatto.
Allora torna rapidamente tra i suoi e dice: «Mi ha detto tutto ciò che ho fatto». Quando quindi furono giunti vicino a Lui, i Samaritani lo pregarono di restare da loro. Andarono a incontrare Gesù perché lei osò testimoniare. Gesù, che l’aveva orientata verso la sorgente di acqua viva, Gesù, che le aveva detto: «Credimi, donna, viene l’ora in cui non sarà né su questa montagna, né a Gerusalemme che adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la Salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, ed è adesso, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e in Verità, perché tali sono gli adoratori che cerca il Padre. Dio è Spirito, e coloro che adorano è nello Spirito e nella Verità che devono adorare.»
E i Samaritani, dopo aver saputo la Buona Novella che la Samaritana aveva incontrato il Messia, andarono subito a incontrare Gesù. Appena giunti presso di Lui, i Samaritani lo pregarono di restare da loro. Vi rimase 2 giorni e furono in molti di più a credere a causa della sua Parola. Dicevano alla fine: «Non è più sulle tue parole che crediamo; noi stessi l’abbiamo udito e sappiamo che è davvero Lui, il Salvatore del mondo».
La Samaritana è stata un’autentica testimone dopo aver scoperto Gesù, il Messia Salvatore che si è rivelato a lei come Salvatore del mondo e che le ha parlato. Su questo ella disse: «So che il Messia deve venire, Colui che chiamano Cristo; quando verrà ci spiegherà tutto.» e Gesù le disse: «Sono io, che ti parlo», e lei credette alla parola di Gesù e andò a testimoniare di Gesù. E i suoi amici samaritani andarono a incontrare Gesù. Molti si fecero discepoli di Gesù.
Ma ciò che è accaduto in Samaria accade oggi in tutto il mondo. C’è gente che ha incontrato Gesù in occasione di un segno come questo, di una guarigione o di una parola di saggezza o di una profezia o di una parola di scienza, in questo rinnovamento carismatico che vive la Chiesa di oggi. Ci sono molti segni, molte manifestazioni perché il popolo che cammina nelle tenebre incontri Gesù.
Ci sono luci che si accendono, e ogni volta che c’è un testimone che testimonia di Gesù, delle meraviglie ricevute nella sua vita, della sua conversione o di una guarigione o di una liberazione, ogni volta che qualcuno proclama Gesù, è una luce che si accende e coloro che camminano nelle tenebre cominciano a vedere la Verità. Cominciano a scoprire che Gesù è davvero il Messia Salvatore.
Forse che Gesù diceva agli inviati di Giovanni Battista: «Andate e dite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i sordi odono, i lebbrosi sono guariti, i poveri sono evangelizzati». Gesù lo fa ancora oggi, e con questi segni svela al mondo di oggi che Egli è davvero il Messia Salvatore. E quando vediamo questi segni manifestarsi ovunque, dobbiamo noi testimoniare questi segni, dobbiamo proclamarli.
È molto importante dare alle testimonianze tutta la loro importanza, ci diceva Santa Caterina da Siena: non bisogna più tacere, gridate! Con 100.000 lingue! Vedo che a forza di tacere, il mondo è marcio, perché si ha paura di proclamare le meraviglie di Dio. C’è chi va a cercare la sua Salvezza nelle tenebre, nelle scienze occulte. C’è chi va a cercare la sua Salvezza su sentieri che non conducono davvero alla vita, perché si ha paura di testimoniare. Talvolta c’è chi si allontana sempre più dalla Verità. E il Signore oggi ci dà una nuova effusione del suo Spirito Santo e vuole fare di ciascuno di noi dei testimoni, e ci chiede di testimoniare come quella samaritana che, dopo aver incontrato Gesù, il Messia Salvatore, andò ad annunciarlo ai suoi amici.
E questo mi ricorda che, 5 anni fa, in una parrocchia della Repubblica Dominicana, a Nagua, abbiamo vissuto un fenomeno simile a questo. Una giovane prostituta che era davvero un problema per tutto quel grande villaggio, un problema per le famiglie, una giovane di 21 anni che aveva assistito a un servizio di guarigione, a una preghiera di guarigione come quella che avremo oggi. Ma poiché era una prostituta, una peccatrice pubblica, si vergognava di mettersi in mezzo alla gente e si era nascosta dietro una palizzata, là dove si celebrava quell’incontro all’aperto, sotto le palme.
In quel paese tropicale facciamo spesso le nostre riunioni all’esterno, ed ella si era nascosta dietro una recinzione perché si vergognava della propria vita, non voleva mettersi con i cristiani. Ma aveva ancora abbastanza fiducia in Gesù, nonostante i suoi peccati, per unirsi alla preghiera per gli infermi. E lì abbiamo visto come il Signore, nella sua grande misericordia, l’ha guarita per prima.
La prima parola di scienza che ricevetti dopo aver fatto la preghiera per gli infermi in quell’assemblea, dove c’erano all’incirca 1000 persone, fu questa: «C’è qui una donna che soffre di cancro al ventre e Gesù la sta guarendo». E quella donna non la si trovava nell’assemblea. Ma il giorno dopo venne a testimoniare.
Aveva 21 anni, era una giovane del villaggio, venne a testimoniare pubblicamente che si vergognava di mettersi con gli altri, che si era nascosta dietro la recinzione durante la preghiera per partecipare alla preghiera di guarigione, ed è quella che Gesù guariva per prima. Egli è il Buon Pastore, è venuto a salvare ciò che era perduto.
Immaginate il Buon Pastore che va dietro quella recinzione e posa la sua mano benedetta su quella giovane prostituta che soffriva di cancro, che aveva già subito 2 operazioni per quel cancro al ventre, e Gesù l’ha guarita per prima. E il giorno dopo ella testimonia pubblicamente davanti a tutta l’assemblea e si pente dei suoi peccati. Gesù l’aveva guarita dal suo cancro fisico, e la guariva anche dal cancro della sua anima, che era il peccato.
E poi si è impegnata a seguire il Signore. Si è convertita davvero, e sapete che cosa ha fatto? Ha fatto ciò che ha fatto la Samaritana dopo aver incontrato Gesù. La Samaritana andò a dire ai Samaritani: «Ho incontrato il Messia». E Myriam, quella giovane prostituta, dopo la sua guarigione, alla fine del ritiro cominciò ad andare a visitare le prostitute del villaggio per dire loro ciò che aveva ricevuto nella preghiera; e – c’era nel villaggio di Nagua una grande casa di prostituzione dove erano riunite una ventina di prostitute al servizio del peccato – e lì Myriam è andata, le conosceva tutte, e ha parlato loro di organizzare proprio lì, in quella casa di prostitute, in quel postribolo, un gruppo, una piccola cellula di preghiera.
Le prostitute erano stupite. E Myriam disse loro: «Non vengo a chiedervi di lasciare la prostituzione; vengo a parlarvi del mio amico Gesù, che ho incontrato».
E con un uomo catechista riuscì a introdursi in quel centro di prostituzione. E il lunedì sera, cosa molto sorprendente, ma che si può vedere in America latina, quelle prostitute che passavano le loro settimane al servizio del peccato, il lunedì sera accettavano di riunirsi con Myriam e il catechista per ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme. E lì, durante tutto l’anno, tutti i lunedì sera si riunì una piccola cellula di preghiera in quel postribolo. E che cosa è successo? Dopo un anno, quelle prostitute, che avevano pregato durante l’anno ed erano indecise, chiesero un ritiro.
E Myriam, con il catechista e alcuni altri catechisti del villaggio, cercarono nel grande villaggio di Nagua, dove ci sono 24.000 persone – non è una città, è un grande villaggio rurale che era perduto nella prostituzione – invitarono delle prostitute al ritiro. Ed ecco che abbiamo cominciato un ritiro carismatico per sole prostitute, e ne hanno riunite 47. Quarantasette prostitute sono andate a un ritiro di 2 giornate complete. Non ne avevo mai viste così tante in una volta!
E lì, era molto sorprendente vedere tutto quel gruppo di giovani ragazze, di giovani donne riunite, che venivano ad ascoltare la Parola di Dio, e venivano per 2 giorni. E ho compreso ciò che Gesù dice nel Vangelo: «Le prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli», perché spesso abbiamo condannato queste persone, queste donne che, nella grande maggioranza, sono donne che hanno grossi problemi economici e che cercano in mille modi il modo di vivere nei nostri ambienti.
Comunque, erano 47 al ritiro e abbiamo cominciato il ritiro parlando loro di Gesù, il Buon Pastore che non è venuto a condannare il mondo ma a salvarlo. Abbiamo presentato loro il Padre del figliol prodigo, abbiamo parlato loro dell’amore di Gesù che non condanna ma perdona. E abbiamo visto durante quel ritiro lacrime abbondanti; molte di quelle prostitute hanno ricevuto una profonda liberazione da quella influenza impura.
E sapete che alla fine del ritiro, delle 47 prostitute che avevano seguito quel ritiro e quelle preghiere, ce ne sono 26 che hanno accettato Gesù, si sono pentite, hanno chiesto di pregare per loro affinché ricevessero le effusioni dello Spirito Santo per essere testimoni autentici di Gesù Cristo. E sono già passati dal 1976, sono già passati 5 anni, e attualmente delle 26 ancora 21 tengono duro.
21 su 47, perché Myriam ha osato testimoniare tra le sue antiche compagne di prostituzione: 21 su 47 hanno tenuto duro e continuano a vivere nell’amore, nella conoscenza di Dio, continuano a vivere nella pace e nella gioia del Signore.
Com’è importante testimoniare, gridare la nostra gioia quando abbiamo incontrato il Signore, dirlo ovunque! Forse c’è qualcuno tra noi che avrebbe detto: «Ma, mio Dio, non ha senso andare a testimoniare in un postribolo, non ha senso andare a parlare loro del Signore!». Ma sono proprio loro ad avere più bisogno di Gesù, è a loro, per prime, e a loro, coloro che ai nostri occhi sono dei perduti, che hanno più bisogno della testimonianza dell’amore di Dio. A volte li chiamiamo perduti, ma i perduti non esistono.
Lo ripeto: i perduti non esistono, perché Gesù è venuto a salvare ciò che era perduto, è venuto a riscattarci. E il Signore ci chiede di andare ovunque a testimoniare del suo amore, della sua misericordia, della sua bontà. Vuole che il mondo scopra che Egli è davvero il Messia Salvatore. E affinché non dubitiamo del suo amore, Gesù continua oggi a dare segni della sua potenza e della sua bontà. E i segni che dava ai discepoli di San Giovanni Battista li dà oggi, e scopriamo che Gesù è vivo, che è vivo nella sua Chiesa.
Nei pochi anni di ministero, nel ministero di guarigione ho avuto la gioia di vedere realizzarsi questi segni che Gesù ha promesso, questi segni che dava agli inviati di Giovanni Battista: gli zoppi camminano... Quante volte, nelle nostre grandi riunioni di preghiera per gli infermi, abbiamo visto zoppi che cominciavano a camminare? Ma in tutti questi anni, il giorno in cui ho avuto l’impressione più forte della presenza di Dio è stato nello stadio Olimpico di Montréal, 3 anni fa, quando c’era una grande riunione carismatica il giorno della Pentecoste.
C’erano lì, riunite nello stadio Olimpico di Montréal, in Canada, 55.000 persone del rinnovamento carismatico del Canada. Era il grande giorno della lode, il giorno della Pentecoste. E poiché non c’era a Montréal una sala capace di accoglierci, avevamo avuto l’audacia di affittare lo stadio Olimpico dei Giochi olimpici, dove c’erano 84.000 posti a sedere. Alcuni, che erano timidi, avevano detto prima della preparazione della festa: «Sarà ridicolo, un piccolo gruppo di carismatici in questo grande stadio olimpico.
Ci sono 84.000 posti, non ha senso, non è il caso.» E altri, che avevano una grande fiducia in Gesù, come coloro che hanno organizzato l’incontro qui e hanno avuto l’audacia di affittare questa bella sala, altri hanno detto: «Prepariamo l’incontro, e Gesù ci manderà i suoi amici, e proclameremo la sua Parola a coloro che ci invierà.».
Allora c’erano 55.000 persone, e nel pomeriggio avevamo avuto la fortuna che la televisione di Radio-Canada avesse accettato di trasmettere per la televisione nazionale tutto quel programma del pomeriggio, dalle 13.00 alle 16.00. E allora il Signore, nella sua grande Misericordia, ha voluto dare a tutto il Canada un segno molto forte attraverso quella riunione. E abbiamo avuto canti, conferenze, preghiera; nel pomeriggio c’era entusiasmo e tutto passava per la televisione nelle case. Coloro che erano rimasti a casa e dicevano che i carismatici erano pazzi, lì erano stupiti di vedere che in Canada c’erano così tanti pazzi: eravamo 55.000!!! C’era gente davvero preoccupata, ma lo seguivano dal proprio salotto, ed era la chiusura del giorno della Pentecoste.
E dopo la comunione abbiamo fatto una preghiera per gli infermi, dopo la comunione, e lì, dopo la preghiera per gli infermi, il Signore ha cominciato a darci alcune parole di scienza per annunciare all’assemblea ciò che Egli faceva, ciò che Gesù faceva nell’assemblea. Ed ecco che a un tratto si alza nell’assemblea una signora che non camminava da 14 anni. Ha cominciato a tremare di tutto il corpo, si è alzata e ha cominciato a camminare molto faticosamente.
E io, vedendo quella signora che cominciava a camminare, ho gridato al microfono: «Gli zoppi camminano, gloria al Signore!» E mentre lo dicevo, un altro si è alzato, e la gente nell’assemblea era tutta stupita, ed era lo stadio Olimpico che si stava mettendo in piedi; la gente si alzava e io gridavo: «Grazie Signore, un altro zoppo che comincia a camminare.
Continua, Signore, abbiamo tempo, abbiamo tempo, Signore, continua, un altro!» E davvero la gente si alzava e diceva: «Guarda laggiù, la persona che cammina», e a un tratto una terza comincia a camminare, e sapete che cosa è successo? La gente era tutta agitata. C’era chi piangeva, chi sentiva quella Presenza di Dio in modo molto forte, e il Signore ha fatto alzare 12 zoppi. Alla fine della riunione c’erano 12 sedie a rotelle vuote; 12 zoppi camminavano, erano testimoni della Presenza di Dio, erano testimoni di Gesù Cristo.
E fu uno stupore talmente grande che il mattino dopo, sul giornale di Montréal, La Presse de Montréal, c’era un articolo a grossi titoli che diceva: «Stupore allo stadio Olimpico: gli zoppi camminano». Era davvero lo stupore!!! Gesù veniva a dirci che è vivo, e i segni che dava agli inviati di Giovanni Battista ce li dava lì: gli zoppi camminano... Abbiamo visto, fratelli, come ovunque nel mondo, in questo rinnovamento nella fede, Gesù voglia suscitare testimoni. Testimoni che sono come luci che vanno a raccontare ciò che hanno visto e udito.
Gesù dice ai discepoli di Giovanni: «Andate e raccontate ciò che avete visto e udito». Vi dirò che c’era gente che piangeva nell’assemblea, e il sindaco di Montréal, il signor Jean Drapeau, che era lì nelle prime file, piangeva come un bambino, singhiozzava. Quando Dio manifesta il suo amore e la sua presenza, ci si sente piccoli. Non ci sono più grandi uomini quando si manifesta la potenza di Dio; quando l’amore di Dio esplode si scopre di essere piccoli bambini, ed egli singhiozzava anche lui.
Allora vi racconto tutto questo per dirvi che anche oggi il Signore suscita testimoni, e poi quelle persone, quando proclamano ciò che Gesù ha fatto per loro nella sua grande misericordia, sono testimoni che stanno edificando la fede. L’uomo da cui erano usciti i demoni lo supplicava di tenerlo con sé, ma Gesù lo rimandò dicendo: «Torna a casa tua e racconta tutto ciò che Dio ha fatto per te nella sua grande misericordia». E se ne andò quindi, proclamando per tutta la città tutto ciò che Gesù aveva fatto per lui. E tutti erano nell’ammirazione.
Gesù voleva che quell’uomo, quell’indemoniato di Gerasa che era stato liberato da uno spirito impuro, Gesù voleva che fosse suo testimone e gli disse: «Torna a casa tua e racconta tra i tuoi tutto ciò che Dio ha fatto per te nella sua grande misericordia». È ciò che chiede a tutti noi quando ci benedice in modo speciale.
Ci chiede di tornare tra i nostri, di tornare nella nostra famiglia, di tornare nella nostra comunità cristiana e di avere l’audacia di proclamare le meraviglie del Signore; e ogni volta che testimonianiamo, ogni volta che diamo una testimonianza, evangelizziamo, annunciamo la Buona Novella di Gesù, il Messia Salvatore.
Fratelli, quando gli inviati di Giovanni Battista andarono a vedere Gesù, Gesù disse loro anche un altro segno per identificare il Messia Salvatore: gli zoppi camminano, i ciechi vedono, i sordi odono, i lebbrosi sono guariti... E tutti questi segni li vediamo oggi e possiamo testimoniare di tutte queste cose. Nel dicembre scorso (l’ho raccontato l’altra sera), nel dicembre scorso abbiamo avuto la gioia di vedere, in Africa, in Camerun, nella diocesi di Sangmélima, dopo aver predicato un ritiro in cattedrale al gruppo di preghiera di Sangmélima, c’erano più di 300 lebbrosi.
Ed ecco che, dopo aver predicato sulla potenza della preghiera per ottenere la nostra guarigione, abbiamo fatto una preghiera comunitaria per tutti quei lebbrosi che erano lì, pietosi, e il Signore ha guarito 10 lebbrosi; 10 lebbrosi erano stati guariti durante la preghiera, e nei giorni successivi hanno ricevuto una guarigione totale, la loro pelle si è rinnovata e testimonianzavano. Testimonianzavano la loro guarigione, ed era una grande gioia. E ciò che mi ha impressionato non è soltanto la guarigione dei lebbrosi, ma il fatto che Gesù ne abbia guariti 10, come nel Vangelo.
Con questo viene a dirci che oggi è vivo e che è sempre lo stesso. Ha la stessa potenza, la stessa bontà, lo stesso amore, la stessa compassione per coloro che soffrono.
E ci dice: «Ti dico che se credi vedrai la gloria di Dio». Com’è meraviglioso essere credenti, credere in Gesù Salvatore e poter tornare tra i nostri fratelli a proclamare tutte queste meraviglie, come ha fatto la Samaritana, che è tornata, che è andata tra i Samaritani a dire loro: «Ho incontrato il Messia, mi ha detto tutto ciò che ho fatto», e ci fu la conversione di molti samaritani.
Come ha fatto Myriam, che dopo la guarigione del suo cancro è andata dalle prostitute a dire loro: «Non vengo a chiedervi di uscire da questo postribolo, vengo a presentarvi il mio amico Gesù, vengo a parlarvi del mio amico Gesù». Lì molti si sono convertiti a causa della testimonianza di Myriam.
Com’è meraviglioso vedere come molti, qui presenti, si sono convertiti all’amore di Gesù, si sono lasciati amare da Gesù, perché qualcuno dei loro amici, dei loro fratelli, ha avuto l’audacia di proclamare davanti a lui le meraviglie del Signore, di parlargli della misericordia di Dio, della pace e della gioia che aveva ricevuto accettando Gesù nel suo cuore e nella sua vita.
O Signore, come ti ringraziamo di continuare oggi a proclamare, a manifestare le tue meraviglie. A volte c’è gente che ci dice: «Ma, padre, nel Vangelo, quando il Signore guariva un infermo, gli diceva – ma non dirlo a nessuno». Allora fanno riferimento al Vangelo secondo San Matteo; ci sono alcuni testi del Vangelo che danno questa impressione che il Signore non voglia che lo si dica.
In San Matteo, capitolo 9, versetti 27-31, leggiamo la guarigione di 2 ciechi: «Mentre Gesù se ne andava di là, 2 ciechi lo seguirono gridando: “Abbi pietà di noi, figlio di Davide”. Giunti a casa, i ciechi si avvicinarono a lui e Gesù disse loro: “Credete che io possa fare questo?”. “Sì, Signore”, gli rispondono. Allora toccò loro gli occhi dicendo: “Vi avvenga secondo la vostra fede”. E i loro occhi si aprirono. Gesù allora li rimproverò: “Badate, disse, che nessuno lo sappia».
«Ma essi, usciti, ne sparsero la fama in tutta quella contrada.»
Gesù talvolta diceva agli infermi che erano guariti: non dirlo a nessuno. Diceva: non dirlo a nessuno, ma non è perché non voglia che lo si proclami. È ciò che si chiama il segreto messianico. Gesù, all’inizio della sua vita pubblica, guariva gli infermi ma non voleva che tutto si pubblicasse subito. Voleva formare i suoi apostoli, voleva dare ai suoi apostoli che lo seguivano, ai suoi discepoli, i segni che Egli è il Messia Salvatore.
Ma diceva «non dirlo a nessuno» perché voleva prendersi il tempo, durante la sua vita pubblica, di formare i suoi apostoli, di proclamare loro la Parola; ma oggi non è più così. Dopo la sua morte Gesù non dice più «non dirlo a nessuno»; dopo la sua morte, il giorno dell’Ascensione, Gesù ha detto: «Andate in tutto il mondo a proclamare la Buona Novella a tutte le nazioni». Ora non è più «non ditelo a nessuno»; ci dice: «Andate in tutto il mondo, proclamate la Buona Novella a tutte le nazioni. Battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Chi crederà sarà battezzato e sarà salvato, e chi non crederà sarà condannato».
Negli Atti degli apostoli, capitolo 5, come i primi apostoli erano testimoni meravigliosi! Vediamo, per esempio, la comparsa di Pietro davanti al Sinedrio, e là le autorità volevano impedirgli di proclamare Gesù. E Pietro rispose allora con gli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato questo Gesù che voi avevate fatto morire appendendolo al patibolo. È Lui che Dio ha esaltato con la sua destra, facendone il Capo e il Salvatore per concedere per mezzo suo a Israele il pentimento e la remissione dei peccati. Noi siamo testimoni di queste cose, noi e lo Spirito Santo che Dio ha dato a coloro che gli obbediscono». Pietro testimoniava con audacia!
E noi, fratelli miei, saremo nella Chiesa di oggi veri apostoli se avremo il coraggio di testimoniare. E se la testimonianza della nostra condotta, se la testimonianza della nostra vita parla ancora più forte della testimonianza della nostra parola, vedremo risultati meravigliosi. Vedremo conversioni sempre più numerose, e ne vediamo già, di conversioni, di persone che incontrano Gesù. Ne avete viste nelle vostre cellule di preghiera, nelle vostre comunità cristiane, persone che accettano Gesù nel loro cuore e nella loro vita perché qualcuno ha osato testimoniare di Gesù Cristo davanti a loro.
Non siamo muti! Siamo veri testimoni! Testimoni audaci, capaci di andare fino al sangue, fino a dare la vita per Gesù Cristo! Ed è in questo modo che il Signore vuole edificare il suo Regno.
Insegnamento dato a Ginevra, in Svizzera, nel 1981